Diritti e rovesci sull’omofobia: le contraddizioni della Chiesa

I giornali purtroppo spesso ci regalano notizie di omosessuali aggrediti: segno che la strada dei diritti civili è ancora lunga.

In materia di diritti degli omosessuali il primo intervento da parte dell’Europa è stata la Raccomandazione 924 relativa alla discriminazione nei confronti degli omosessuali del 16 dicembre 1981 in cui – con un atto non vincolante – si  invitavano gli stati membri ad adottare provvedimenti per porre fine alle discriminazioni degli omosessuali.
Ovviamente i tempi non erano ancora maturi per parlare di unioni civili o matrimonio omosessuale ma si invitava ad abolire leggi penali contro i rapporti omosessuali, a distruggere eventuali schedature degli omosessuali da parte della Polizia, ad assicurare equità di diritti nel pubblico impiego e nella retribuzione.

Con la Risoluzione 13 marzo 1984 il Parlamento dell’allora CEE poneva l’attenzione esplicitamente sulle discriminazioni verso gli omosessuali nei luoghi di lavoro.

Fra il 1986 e il 1990 il Parlamento europeo è intervenuto più volte ribadendo la necessità – da parte degli Stati membri – di adottare legislazioni antidiscriminatorie che tenessero conto anche della discriminazione fondata sull’orientamento sessuale (risoluzioni D’Ancona 11 giugno 1986, Parodi 26 maggio 1989, Buron 22 novembre 1989, Ford 23 luglio 1990).

Nel 1994 il Parlamento interveniva nuovamente in materia di diritti della comunità Gblt con la Risoluzione per la parità dei diritti degli omosessuali e delle lesbiche nella comunità europea chiedendo agli Stati membri (in particolare Regno Unito) di abrogare tutte le leggi che criminalizzavano i rapporti omosessuali, di non approvare norme discriminatorie nei confronti degli omosessuali e di avviare campagne di comunicazioni sociali contro gli atti di violenza a sfondo omofobico.

Con la Risoluzione del 17 settembre 1996 e la Risoluzione 8 aprile 1997 il Parlamento europeo interveniva nuovamente in materia di diritti umani includendo anche le discriminazioni in materia di orientamento sessuale.

Tutti questi provvedimenti sono scaturiti nel Trattato di Amsterdam del 1997 che – all’art. 13 – pone sullo stesso piano le discriminazioni basate sulle “tendenze sessuali” (eccentrica versione italiana della locuzione scientifica “orientamento sessuale”, che compare nei testi inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese e danese del Trattato) e quelle fondate su “sesso, razza, origine etnica, religione, opinioni, handicap fisici o età”.

Il Parlamento europeo approvava il 17 settembre 1998 la Risoluzione sulla parità di diritti per gli omosessuali nell’Unione europea invitando tutti i paesi candidati a far parte della UE ad abrogare ogni disposizione legislativa che violi i diritti umani delle lesbiche e degli omosessuali.

Con la Raccomandazione n.1474/2000 del Consiglio d’Europa compare per la prima volta il termine “omofobia” che – si legge – è propagandata da leader religiosi o politici per giustificare l’esistenza di leggi discriminatorie e comportamenti aggressivi: inoltre viene chiesto agli stati membri di includere l’orientamento sessuale tra i motivi di discriminazione proibiti nella legislazione nazionale.

Nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea – approvata dal Parlamento europeo il 14 novembre 2000 – viene incluso anche l’orientamento sessuale tra i motivi per cui è vietata la discriminazione.

Lo stesso principio è alla base della Direttiva 2000/78/CE sulle discriminazioni sul luogo di lavoro: anche gli orientamenti sessuali sono inclusi tra i motivi di non-discriminazione.
Questa direttiva è stata recepita in Italia con il Decreto Legislativo n. 216 del 9 luglio 2003, che, nel testo originario, ribaltava il parte il senso della direttiva. Comunque per la prima volta l’omosessualità veniva nominata nelle leggi italiane e successive modifiche – avvenute nel 2008 – hanno reso la legge italiana più corrispondente alla direttiva europea.

Con la Risoluzione del 4 settembre 2003 sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione Europea, il Parlamento ha rinsaldato le sue posizioni in materia di discriminazione legata all’orientamento sessuale.

Con la Risoluzione di Strasburgo sui diritti e la dignità degli omosessuali del 2006 indirizzata a 25 paesi membri dell’Unione Europea e alla Commissione europea di Bruxelles, il Parlamento chiede di assicurare che le persone GLBT vengano protette da discorsi omofobici intrisi d’odio e da atti di violenza omofobici e di garantire che i partner dello stesso sesso godano del rispetto, della dignità e della protezione riconosciuti al resto della società

Il 31 marzo 2010 il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa ha adottato una raccomandazione rivolta agli stati membri riguardante le “misure per combattere la discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere” in cui si chiede di vigilare affinché siano adottate e applicate in modo efficace misure legislative e di altro tipo miranti a combattere ogni discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere.

Nonostante questa raccomandazione e nonostante – purtroppo – i reati a sfondo omofobico sono frequenti, in Italia manca una legge che punisca i reati commessi per odio legato all’orientamento sessuale.

L’occasione si era presentata nel 1993 con la cosiddetta Legge Mancino (l. 205/1993) che punisce chi diffonde «idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi» o chi «incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi». Nella prima formulazione era presente anche l’orientamento sessuale che – nella stesura definitiva – venne eliminato.

Una proposta di legge mirata ad inserire l’orientamento sessuale nella legge Mancino è stata respinta dalla Camera nel 2009: ciò avvenne anche per l’opposizione del mondo cattolico che – anche in tempi recenti – vede una legge contro l’omofobia come una minaccia alla libertà religiosa.
Lo stesso papa Ratzinger ebbe a dire nel 2005 – quando era ancora “solo” cardinale – che «il concetto di discriminazione viene sempre più allargato, e così il divieto di discriminazione può trasformarsi sempre di più in una limitazione della libertà di opinione e della libertà religiosa. Ben presto non si potrà più affermare che l’omosessualità, come insegna la Chiesa cattolica, costituisce un obiettivo disordine nello strutturarsi dell’esistenza umana»: insomma sarebbe meglio continuare a discriminare piuttosto che introdurre un “rischio” (ovviamente tutto da dimostrare) di limiti alla libertà d’opinione e di culto.
Anche Avvenire (il giornale della Cei) si è sempre opposto ad un simile provvedimento affermando che significherebbe riconoscere dei diritti speciali per una categoria determinata di persona (in questo caso gli omosessuali): infatti – secondo Avvenire – se si approvasse il reato di omofobia «bisognerebbe riconoscere anche un reato di cattofobia per quando i cattolici sono picchiati».
Prima di tutto bisogna specificare un punto molto importante che Avvenire ignora (o finge di ignorare).
La legge Mancino non è applicabile automaticamente se viene fatta violenza su uno straniero, un cattolico, un musulmano, etc. ma interviene solo se l’origine della violenza nasce da odio xenofobo o religioso.
Se un omosessuale venisse fatto oggetto di violenza per motivi che non hanno nulla a che vedere con la sua omosessualità (magari per rubargli il portafogli o in seguito ad una normale discussione) la Legge Mancino non troverebbe applicazione. Ovviamente la suddetta legge troverebbe applicazione se un omosessuale fosse fatto oggetto di violenza proprio per la sua omosessualità (pensiamo ai casi di molte coppie gay aggredite mentre passeggiavano tranquillamente).
Perciò – per usare le parole di Avvenire – il reato di “omofobia” non scatterebbe in ogni situazione in cui un omosessuale è picchiato (come afferma Avvenire) ma solo quando è picchiato in ragione della sua omosessualità.

Inoltre bisogna specificare che attualmente esiste già il reato di “cattofobia” di cui scrive Avvenire: infatti la suddetta legge Mancino punisce già chi incita a commettere o commette atti di discriminazione o violenza per motivi religiosi.
Quindi se una persona dovesse diffondere parole di odio verso i cattolici o si accanisse verso un cattolico in virtù del suo credo religioso sarebbe punito più severamente: non risulta che Avvenire – davanti al riconoscimento di questi “diritti speciali” ai cattolici – abbiano mai manifestato la sua opposizione così come invece fa quando si parla di estendere questa protezione anche agli omosessuali (che di sicuro sono più bersagliati dei cattolici).

Per lo stesso motivo se adottare il reato di omofobia significherebbe attentare alla libertà religiosa dei cattolici, allora dovremmo pensare che – essendo già vietato diffondere idee di odio per motivo religioso – sarebbe già attentata la libertà di espressione e di critica dei laicisti nei confronti della Chiesa: a vent’anni dall’introduzione della Legge Mancino non risulta che il diritto di critica – almeno per associazioni democratiche – sia stato mai leso. Le uniche limitazioni alla libertà di “pensiero” (anche se non credo che il termine “pensiero” sia il più appropriato) interesserebbero espressioni come quelle riportate nelle immagini che seguono: c’è da prendere atto che la Chiesa abbia tanto a cuore la difesa di simili forme di comunicazione.

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Inoltre bisogna ricordare che risulta circostanza aggravante di un reato (art. 61 Codice Penale) «avere commesso il fatto contro (…) una persona (…) rivestita della qualità di ministro del culto cattolico».
Quindi – ad esempio – una violenza commessa contro un prete viene punita in misura maggiore rispetto alla stessa violenza commessa contro una persona comune: non risulta che Avvenire abbia mai protestato per questa “differenza” come invece fa nel caso degli omosessuali.

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4 pensieri su “Diritti e rovesci sull’omofobia: le contraddizioni della Chiesa

  1. liberspazio- il non principe di spada
    Oramai io non mi affido più alla politica in genere, ho perso la fiducia.
    Anche per quanto riguarda l’etica.
    Soprattutto per questi temi.
    Un’etica pubblica è destinata a produrre più intolleranza, per colpa della sua natura spasmodicamente -inclusivista-.
    Stanno creando “un uomo” che accetta tutta la sia natura, compreso il male.
    Ho sempre detto di sentirmi “tolkeniano” negli ambiti etici, politici e sociali.
    Il -gayismo- (l’eccessiva tendenza ad evidenziare questo comportamento umano) si fonda su una distorsione della libertà dell’uomo.
    Sono molto preoccupato rispetto a temi come la democrazia.
    Convinto che siamo verso la fine di questa concezione governativa, in quanto la relativizzazione dei valori sta apportato un processo di supremazia ideologica, etica e sociale nella stato.
    E’ una dittatura silenziosa.
    1. Cagliostro Autore articolo
      Purtroppo perdere la fiducia nella politica è un sentimento comune: ciò che non deve essere mai perso è l’interesse nella politica perché – ci piaccia o no – dalla politica dipende il nostro destino.
      L’etica (ossia distinguere il bene dal male) non è compito della politica ma è una spinta che viene dall’interno della società. Ovviamente la politica può fare qualcosa in questo senso. Penso ad esempio alle varie campagne di comunicazione sociale contro le discriminazioni, l’abbandono dei cani, la violenza sulle donne, etc.: in questo senso la politica cerca di convincere (o educare) i cittadini su temi condivisi da tutti o dalla stragrande maggioranza dei cittadini.
      Credo che sia un grande errore dei cattolici (non l’unico) quello di teorizzare uno “Stato etico” (ossia che affermi cosa sia giusto e sia sbagliato): stati etici per antonomasia erano il fascismo, il nazismo ed il comunismo e sappiamo bene che fine han fatto.
      Per il resto non vedo – per usare le tue parole – un “gayismo” dilagante. Oggi si pone l’attenzione sull’omosessualità maggiormente che in passato ed ovviamente oggi i diritti degli omosessuali sono più al centro dell’attenzione ma questo nasce anche da un processo storico.
      Sino a non molti anni fa, l’omosessualità costituiva un reato penale anche nella civilissima Europa: l’Italia è stato uno dei primi Paesi ad eliminare dal codice penale il reato di omosessualità a fine dell’800.
      Ovviamente i diritti richiesti oggi sono di altro genere (unioni civili o matrimoni, legge contro gli atti omofobici, etc.). Nel momento in cui anche in Italia (ma non solo) non ci saranno più discriminazioni verso gli omosessuali, allora non ci sarà più bisogno di manifestazioni come il Gay Pride in cui gli omosessuali rivendicano i loro diritti.
      Ovviamente sarà compito della politica offrire delle soluzioni adeguate soprattutto se si considera che le unioni civili omosessuali sono ben viste dalla maggioranza degli Italiani ed anche per il matrimonio omosex il consenso sta aumentando progressivamente.
      Non capisco come tu possa affermare (se ho capito bene) che l’omosessualità si fondi su “una distorsione della libertà dell’uomo”: dove sarebbe la distorsione? Per il resto non ho capito molto di quello che hai scritto.
  2. liberspazio- il non principe di spada

    Cagliostro tu non solo hai compreso, ma fai finta di non capire.
    Ripeto il messaggio: quando una certa “etica” prevarrà nella Legislazione, gli oppositori dovranno solo adeguarsi ai valori di questa etica sponsorizzata da una certa politica e (come nelle dittature) se non righeranno, verranno condannati -soprattutto- dall’opinione pubblica uniformata.
    La tua, anzi vostra, ingenuità risiede nell’incomprensione dello stato delle cose.
    I diritti valgono se hanno valore nel cuore dell’uomo.
    Se sono realmente veri.
    Non serve a niente sfornare nuovi diritti sulla carta. Saranno nulli.
    Sono solo “manie di massa” che servono a distrarre la gente dai veri valori (avversati da una certe élite anti-cattolica) e generare nuove intolleranze, come disse Tolkien.
    Io non sono per lo stato etico, forse non mi sono spiegato: sono proprio contro lo stato come istituzione!
    E’ un istituzione occupata da lobbie e gruppi di interessi che muovono la gente verso concetti astratti soltanto per finalità economiche!
    Lo stato etico lo vogliono coloro che ogni giorno diventano paladini di nuovi ideali, nuovi diritti e nuove mode, e vogliono occupare il potere (grazie ad una dittatura di maggioranza) per cambiare l’ethos umano.
    Come si può mettere a voti l’ethos umano?
    Perché come disse Giovanni Paolo II esistono le democrazie totalitarie.
    Gli omosessuali devono essere trattati con dignità ed educazione.
    Non devono essere uniformati come sardine all’idea eterosessuale.
    Questa è uniformazione totale di aspetti diversi. Questo processo varrà per tutte i comportamenti etici, diventeranno tollerabili perché riscontrabili nell’uomo.

    1. Cagliostro Autore articolo

      Permettimi di darti due consigli con animo sincero.
      Se un interlocutore (seppure virtuale) afferma di non aver capito significa solamente che non ha capito: non c’è nessuna necessità di pensare che ha capito ma fa finta di non averlo fatto.
      Il secondo consiglio è di scrivere in maniera molto più semplice (io stesso ho il brutto vizio – a volte – di scrivere in maniera “criptica”) e soprattutto con riferimenti specifici e non generali: la comunicazione ne gioverebbe.
      Per il resto son d’accordo con te su alcuni punti.
      Per restare ai diritti degli omosessuali, lentamente (ma inesorabilmente) l’opinione pubblica è sempre più a favore del matrimonio omosessuale e tre Italiani su quattro non ritengono l’omosessualità immorale: già ora i pochissimi che sono a favore di introdurre il reato penale dell’omosessualità sono visti – quanto meno – con una riprovazione generale.
      Ovviamente questo non riguarda solo l’omosessualità ma su molti temi, l’opinione pubblica ha cambiato radicalmente idea nel corso di pochi anni.
      Pensa – ad esempio – che nel 1946 poco meno della metà degli Italiani era a favore della monarchia: oggi a favore di un regime monarchico sono solo uno sparuto gruppo di nostalgici.
      Fino a non meno di un secolo fa, le donne erano escluse dal voto ed era considerato normale: chi penserebbe oggi che sia giusto?
      Per non parlare – in tempi più recenti – dell’esclusione delle donne dalle forze armate: normalissimo escluderle sino a qualche anno fa mentre ora è normalissimo avere delle “donne-soldato”.
      Quindi – per restare nell’ambito dell’omosessualità – in tempi non lontani anche in Italia sarà normale avere delle coppie omosessuali sposate (ci sono tanti segnali che lo testimoniano). Evidentemente i pochi che ancora saranno contrari di sicuro non saranno condannati ma forse saranno biasimati: è parte delle regole della democrazia.
      Ovviamente quelli che si opporranno a questa visione non saranno né condannati né dovranno adeguarsi ideologicamente: dovranno rispettare (come tutti) le leggi ma saranno liberi di manifestare la loro contrarietà in quelli che sono i limiti della legge (come chiunque).
      Non credo che si possa parlare di “opinione pubblica uniformata”: l’opinione pubblica non è mai ferma ma si modifica nel corso del tempo.
      “I diritti valgono se hanno valore nel cuore dell’uomo”: verissimo, hai perfettamente ragione. Sarebbe inutile riconoscere diritti agli omosessuali (e non solo a loro) se l’opinione pubblica non è d’accordo: infatti – nel caso degli omosessuali – l’opinione pubblica è a favore del riconoscimento di questi diritti. Potrà piacerti o meno ma è un motivo in più per adottare specifici ed importanti provvedimenti come le unioni civili omosessuali (non parlo esplicitamente di matrimonio omosex solo perché al momento la maggioranza degli Italiani è ancora contraria).
      Scrivi: «Sono solo “manie di massa” che servono a distrarre la gente dai veri valori (….) e generare nuove intolleranze». Come fai a sostenere che il riconoscimento dei diritti civili sarebbero delle “manie di massa”? E con quale metro riesci a distinguere i “veri valori” dai “falsi valori”? Ed in che modo il riconoscimento di nuovi diritti creerebbero nuove intolleranze? La storia insegna il contrario.
      Scrivi: «sono proprio contro lo stato come istituzione!». Non vedo quale altro ordinamento giuridico potrebbe governare su un territorio ed una comunità: non credo affatto all’anarchia.
      «(Lo stato) è un istituzione occupata da lobbie e gruppi di interessi che muovono la gente verso concetti astratti soltanto per finalità economiche»: in parte è vero. Sicuramente ogni governo è influenzato da lobby che spingono le istituzioni all’adozione di provvedimenti specifici. Non commettere un errore: le lobby (Chiesa, gruppi di industriali, ordini professionali, etc.) rivolgono la loro attenzione verso i governi mentre i movimenti d’opinione (gruppi lgbt, femministe, associazioni varie, etc) sono più interessati rivolgono la loro attenzione all’opinione pubblica per produrre un cambiamento “dal basso”.
      «Lo stato etico lo vogliono coloro che ogni giorno diventano paladini di nuovi ideali, nuovi diritti e nuove mode, e vogliono occupare il potere (grazie ad una dittatura di maggioranza) per cambiare l’ethos umano». Non sono d’accordo: è esattamente il contrario. Nello stato etico (fascismo, comunismo, nazismo) sono i governi a stabilire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato e lo impongono sulla popolazione. Il governo fascista – ad esempio – creò il “Manifesto della Razza” per avallare la “giustezza” della discriminazione verso gli ebrei ed addirittura (arriviamo al ridicolo) lo stato fascista affermò che gli Italiani non dovessero più darsi del “lei” ma del “voi”. Quelli che tu chiami “paladini di nuovi ideali” si prefiggono l’esatto contrario: vogliono solo creare un cambiamento del sentimento diffuso nell’opinione pubblica su alcuni temi. Questo è quanto han fatto (e fanno) i paladini dei diritti civili in ogni parte del mondo: non vedo cosa ci sia di strano o di sbagliato.
      «Come si può mettere a voti l’ethos umano?». Infatti non si può: però un cambiamento nell’opinione pubblica su alcuni temi può produrre cambiamenti anche politici e nel voto. Ad esempio pensi che nell’America degli anni ’50 fosse possibile avere un Presidente nero? Se Obama è stato eletto significa che l’opinione pubblica americana (per fortuna) ha cambiato radicalmente idea rispetto a mezzo secolo fa. Forse anche in Italia prima o poi avremo un Presidente del Consiglio o della Repubblica nero, donna o omosessuale (magari c’è già stato un Presidente omosessuale).
      «Perché come disse Giovanni Paolo II esistono le democrazie totalitarie»: non so a cosa tu ti riferisca di preciso. So che Giovanni Paolo II disse che la democrazia «non implica che tutto si possa votare e che il sistema giuridico dipenda soltanto dalla volontà della maggioranza». In parte è vero ed infatti i limiti della nostra democrazia sono scritti nella Costituzione: non vedo quali altri limiti ci possano e debbano essere.
      «Gli omosessuali devono essere trattati con dignità ed educazione». Vero ma non solo: devono avere stessi diritti e doveri degli altri cittadini.
      «Non devono essere uniformati come sardine all’idea eterosessuale. Questa è uniformazione totale di aspetti diversi. Questo processo varrà per tutte i comportamenti etici, diventeranno tollerabili perché riscontrabili nell’uomo»: non ho capito.

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