Avvenire e le “verità nascoste” delle famiglie gay

Il giornale dei vescovi italiani Avvenire pubblica un articolo – a firma di Antonella Mariani – dal titolo «”Famiglie” gay, troppe verità nascoste» sulla storia di Dawn Stefanowicz, autrice del libro autobiografico “Fuori dal buio, la mia vita con un padre gay” in cui racconta la sua adolescenza tra gli anni sessanta e settanta negli Stati Uniti.

La donna sarebbe vissuta all’interno di una famiglia eterosessuale con una madre passiva ed un padre omosessuale dedito a relazioni con altri uomini «nascondendo dietro un matrimonio falso e infelice la sua omosessualità praticata con zelo».

Questo padre – secondo il racconto dell’autrice del libro – «spesso portava a casa gli amici e si intratteneva con loro in salotto, incurante dei figli che sentivano tutto – e talvolta vedevano – dal piano di sopra, pieni di vergogna».

A prima vista potrebbe sembrare – anche leggendo il titolo dell’articolo – un’accusa contro le famiglie omosessuali e l’adozione da parte di coppie omosessuali infatti – su Avvenire – si legge che «fuori dagli impacci del politicamente corretto, quello che vuole dire Dawn è che vivere con un genitore omosessuale, così come è accaduto a lei, può distruggere la psiche di un bambino» e che l’autrice del libro «non fa mistero di nutrire dubbi sulle legislazioni che consentono i matrimoni gay e, soprattutto, le adozioni agli omosessuali».

Certamente quella di Dawn è una testimonianza ma di testimonianze di abusi – purtroppo – ne esistono molte anche – come insegnano le recenti cronache – anche da parte di molti preti.

Inoltre non si può prendere ad esempio questo caso come un abuso da parte di una famiglia omosessuale considerato che i genitori di Dawn Stefanowicz erano una coppia eterosessuale regolarmente sposata: inoltre negli anni ’60 di certo non esisteva il matrimonio omosessuale negli Usa.

Questa storia è invece un motivo in più per introdurre il matrimonio omosessuale. Se – da come si legge su Avvenire – il padre di Dawn Stefanowicz nascondeva «dietro un matrimonio falso e infelice la sua omosessualità praticata con zelo» è giusto che gli omosessuali abbiano il diritto e la possibilità – non solo con leggi ma anche con il rispetto da parte dell’opinione pubblica – di vivere la propria sessualità e sposarsi non creando situazioni come quelle descritte nel libro.

Allo stesso modo questa storia non può essere considerata come un esempio di adozione omosessuale visto che il padre di Dawn Stefanowicz era il padre legittimo sebbene – da ciò che si legge – di certo non idoneo a crescere una figlia: nel caso di adozioni da parte di omosessuali invece l’idoneità di una coppia a crescere un figlio viene valutata da psicologi ed assistenti sociali che stabiliscono se una coppia (sia etero che omo) è in grado di adottare un bambino.

Attualmente Dawn Stefanowicz sembra aver superato il suo trauma. Ha scritto il suo libro, ha creato un suo sito internet dove è possibile acquistarlo e dove è possibile finanziare la sua attività (sebbene non sia in grado di rilasciare ricevuta fiscale).

Riguardo le adozioni da parte di coppie omosessuali, nello stesso articolo di Avvenire si legge che «le sole adozioni si sono triplicate negli ultimi dieci anni e più di trentaduemila bambini sono stati adottati da coppie composte da persone dello stesso sesso. A livello di pubblicistica più o meno scientifica, apparentemente non esistono dubbi in proposito: genitori dello stesso sesso non costituiscono un problema, semmai una ricchezza per i figli». Bisogna ricordare che quella che Antonella Mariani definisce «pubblicistica più o meno scientifica» sono degli studi condotti dall’American Psychological Association, l’American Psychiatric Association, l’American Academy of Pediatrics, l’Australian Psychological Society e l’Australian Medical Association.

Contro le adozioni da parte di coppie omosessuali Antonella Mariani riporta la ricerca del sociologo Mark Regnerus dell’Università del Texas pubblicata dal “Social Science Research” secondo cui «se i genitori sono omosessuali, i figli adolescenti pensano di più al suicidio, sono più spesso disoccupati e seguiti dall’assistenza pubblica».

La ricerca di Regnerus ha ricevuto un finanziamento di 800.000 $ da parte delle associazioni conservatrici Witherspoon Institute e Bradley Foundation.

Bisogna precisare che – come anche riportato dal Los Angeles Times e dal The New Yorker – la ricerca di Regnerus non confronta figli cresciuti in coppie omosessuali con quelli cresciuti coppie eterosessuali. Il criterio che lui usa è se un genitore abbia (o abbia avuto) una relazione (anche solo di natura romantica) con una persona dello stesso sesso: infatti solo una piccola proporzione del suo campione ha vissuto in famiglie guidate da coppie dello stesso sesso.

Per questi motivi l’Università del Texas ha deciso di avviare un’inchiesta sulla ricerca di Regnerus e sulla metodologia usata mentre la professoressa Debra Umberson – sociologa all’Università del Texas assieme a Regnerus – ha definito sul The Huffington Post “bad science” lo studio del collega.

La ricerca di Regnerus è stata ripresa – per l’ennesima volta (forse sono a corto di argomenti?) anche dal blog dei fanatici cattolici di Uccr che – ovviamente – “dimenticano” di riportare che Regnerus è sotto inchiesta da parte dell’Università del Texas.
Gli uccrociati riportano anche la testimonianza negativa di Robert Lopez che racconta la sua storia infelice di adolescente cresciuto con due mamme.
Come detto di testimonianze ce ne sono sempre tante – sia pro che contro – ma riferendosi a studi scientifici questi ultimi rivelano che non ci sono differenze tra l’essere adottati da una coppia omosessuale o da una coppia eterosessuale.
Allo stesso modo il caso di Robert Lopez non riguarda un’adozione omosessuale visto che i genitori di Lopez erano eterosessuali e – dopo la morte del padre – è stato cresciuto dalla legittima madre e dalla sua nuova compagna.
Inoltre – stranamente – la “testimonianza” di Lopez è ospitata nel sito del Witherspoon Institute: lo stesso istituto conservatore che ha finanziato la ricerca di Regnerus.

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6 pensieri su “Avvenire e le “verità nascoste” delle famiglie gay

  1. Alessandro A. Galvani

    La disperazione dei cattolici su questo tema sta proprio qua: la follia di Avvenire è tacere che la ricerca di Regnerus NON riguarda le adozioni, ma la comparazione tra coppie etero sposate da sempre contro tutto il resto, per cui anche etero separati. Oltre all’indagine etica dell’Università del Texas (che formalmente è proprietaria della ricerca di Regnerus), c’è anche una petizione di 200 ricercatori universitari che chiedono alla rivista che ha pubblicato quel ciarpame di spiegare perchè sono state violate tutte le condotte deontologiche pur di pubblicarlo.
    Direi che se Avvenire è ridotto a difendere queste ricerche ormai abbandonate da tutti, significa che non hanno altro per sostenere le loro posizioni…

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    1. Cagliostro Autore articolo

      In effetti anche Avvenire ha dovuto ammettere che esistono 32.000 bambini adottati da coppie gay e che la pubblicistica in materia non esprime dubbi su questo tipo di adozioni.
      Riprendere questo tipo di ricerche (e soprattutto il libro della Stefanowicz) significa scavare il fondo del barile anche se – a mio avviso – l’intento è quello di creare molta confusione.
      Attualmente il dibattito in Italia è sul matrimonio omosessuale (di adozione non se ne parlaa) e simili articoli vogliono collegare questi due aspetti con il “rischio” di situazioni come quella della Stefanowicz: inutile replicare che il diritto al matrimonio omosex non comporta il diritto all’adozione (sono aspetti scollegati come ha stabilito anche la Corte Costituzionale).

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  2. Cap. Elivet Logan Rogers

    Ho letto il post sul Blog di Baker, e commento qui, come è giusto che sia…
    Personalmente, l’articolo dell’ Avvenire, nonostante le puttanate (perdona la volgarità, ma chiamiamo le cose con il loro nome)scientifiche espresse ogni tre per due in quelle pagine è stato efficace.
    Efficace perché il pubblico al quale è destinato quel giornale non ha alcuna conoscenza scientifica. Quindi ci credono e sappiamo tutti a cosa sta portando questo… All’inaridimento della cultura e a una morale sbagliata e malsana. Ma ormai non mi stupisco più di nulla…

    Buon pomeriggio, Elivet 🙂

    Rispondi
    1. Cagliostro Autore articolo

      Grazie per il commento Alivet e grazie a Baker per averlo condiviso,
      tranquillo per puttanata: non siamo mica tra benpensanti moralisti 😉
      Hai totalmente ragione. Quello che mi sorprende (anche se sempre di meno giorno per giorno) è che dal giornale dei vescovi ci si aspetterebbero degli argomenti un po’ più elevati (giuristi, filosofi, etc.) piuttosto che pseudo-studi e “testimonianze” che vanno bene per qualche blog di serie B.
      Che dire? Se ne prende atto….

      Buon pomeriggio a te ed a presto 🙂
      Cagliostro

      Rispondi

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