L’Università del Texas non assolve la ricerca di Regnerus sui genitori gay: l’estasi dei cattolici integralisti di Uccr

Negli Stati Uniti aveva suscitato polemiche una ricerca condotta dal sociologo Mark Regnerus dell’Università del Texas pubblicata dal Social Science Research secondo cui «se i genitori sono omosessuali, i figli adolescenti pensano di più al suicidio, sono più spesso disoccupati e seguiti dall’assistenza pubblica».

La ricerca di Regnerus aveva ricevuto un finanziamento di 800.000 $ da parte delle associazioni conservatrici Witherspoon Institute e Bradley Foundation.
Il Witherspoon Institute ha stretti legami con l’universo delle associazioni contrarie ai diritti degli omosessuali. Robert George – membro senior del Witherspoon Institute – è presidente emerito della National Organization for Marriage: un’associazione che si batte contro la legalizzazione delle coppie dello stesso sesso e contro la possibilità di adozione da parte delle coppie omosessuali.
Lo stesso Robert George è inoltre un advisor della Catholic League for religious e civil rights: un’associazione radicale cattolica che con la sua attività si oppone – tra l’altro – al riconoscimento delle coppie omosessuali.

Luis Tellez – presidente del Witherspoon Institute – è anche un membro del consiglio di amministrazione della National Organization for Marriage.

Lo stesso Bradford Wilcox – direttore del Programma “Famiglia, matrimonio e democrazia” presso il Witherspoon Institute che ha finanziato lo studio di Regnerus – è anche membro del comitato redazionale del Social Science Research che ha pubblicato lo studio di Regnerus: un piccolo conflitto d’interessi.

Bisogna precisare che – come anche riportato dal Los Angeles Times e dal The New Yorker – la ricerca di Regnerus non confrontava figli cresciuti in coppie omosessuali con quelli cresciuti coppie eterosessuali. Il criterio che lo studioso ha usato è se un genitore abbia (o abbia avuto) una relazione (anche solo di natura romantica) con una persona dello stesso sesso: infatti solo una piccola proporzione del suo campione ha vissuto in famiglie guidate da coppie dello stesso sesso.

Sulla base di questa impropria “categorizzazione” lo scrittore e leader dei diritti civili americano Scott Rose aveva presentato contro lo studio di Regnerus un esposto all’Università del Texas e questa aveva deciso di avviare un’inchiesta: allo stesso modo la professoressa Debra Umberson – sociologa all’Università del Texas assieme a Regnerus – ha definito sul The Huffington Post “bad science” lo studio del collega.

Ora è arrivata la risposta da parte dell’Università del Texas che ha deciso per un “non luogo a procedere”.

Questo è il testo del comunicato dell’Università del Texas: «AUSTIN, Texas — The University of Texas at Austin has determined that no formal investigation is warranted into the allegations of scientific misconduct lodged against associate professor Mark Regnerus regarding his July article in the journal Social Science Research.
As required by its Revised Handbook of Operating Procedures, the university conducted an inquiry to determine whether the accusations made by writer Scott Rose had merit and warranted a formal investigation. After consulting with a four-memberadvisory panel composed of senior university faculty members, the Office of the Vice President for Research concluded in a report on Aug. 24 that there is insufficient evidence to warrant an investigation.
Provost and Executive Vice President Steven Leslie accepted the report on Tuesday and deemed the matter closed from an institutional perspective.
As part of the inquiry, the university hired Dr. Alan Price to ensure that the inquiry was conducted appropriately and fairly. Price, a private consultant, is former associate director of the Office of Research Integrity in the U.S. Department of Health and Human Services. Price found that the inquiry was handled in a manner consistent with university policy and indicated the process was “also consistent with federal regulatory requirements of inquiries into research misconduct.
The allegations raised by Rose fall under the university’s definition of scientific misconduct, which states, in part, that “ordinary errors, good faith differences in interpretations or judgments of data, scholarly or political disagreements, good faith personal or professional opinions, or private moral or ethical behavior or views are not misconduct.
As with much university research, Regnerus’ New Family Structures Study touches on a controversial and highly personal issue that is currently being debated by society at large. The university expects the scholarly community will continue to evaluate and report on the findings of the Regnerus article and supports such discussion».

Questa la traduzione: «L’Università del Texas a Austin ha stabilito che nessuna indagine formale è giustificata riguardo le accuse di cattiva condotta scientifica presentata contro il professore associato Mark Regnerus riguardo il suo articolo pubblicato a luglio nella rivista Social Science Research.
Come previsto dal suo manuale Revisione delle procedure operative, l’università ha condotto un’indagine per stabilire se le accuse mosse dallo scrittore Scott Rose avessero fondamento e giustificassero un’indagine formale. Dopo essersi consultato con un gruppo consultivo di quattro membri composto da alti membri di facoltà universitarie, l’Ufficio del Vice Presidente per la Ricerca ha concluso in un rapporto il 24 agosto che non ci sono prove sufficienti per giustificare un’inchiesta.
Provost e ed il vice-presidente esecutivo Steven Leslie hanno accettato martedì la relazione e considerato chiusa la questione dal punto di vista istituzionale.
Nell’ambito dell’indagine, l’università ha assunto il dottor Alan Price per garantire che l’indagine fosse condotta in modo appropriato e leale. Price, un consulente privato, è l’ex direttore associato dell’Office of Research Integrity presso il Dipartimento di Salute e Servizi Umani. Price ha rilevato che l’indagine è stata gestita in modo coerente con la politica universitaria e ha rilevato che l’indagine è stata “anche in linea con i requisiti normativi federali di indagine sulla cattiva condotta nella la ricerca”.
Le accuse sollevate dal Rose rientrano nella definizione universitaria di cattiva condotta scientifica, in cui si afferma, in parte, che “gli errori comuni, le divergenze in buona fede nell’interpretazione o l’analisi dei dati, i disaccordi accademici o politici, le opinioni personali o professionali in buona fede, o la morale privata o la visione deontologica non sono considerate “cattiva condotta”.
Come per gran parte della ricerca universitaria, lo studio di Regnerus sulle nuove strutture familiari tocca una questione controversa e molto personale che è attualmente in discussione dalla società in generale. L’università si aspetta che la comunità scientifica continuerà a valutare e riferire sui risultati di questo articolo di Regnerus e supporti tale discussione».

In sostanza qual è stato l’oggetto dell’indagine dell’Università del Texas? La risposta viene dal memorandum redatto da Robert A. Peterson (membro del gruppo d’inchiesta) ed inviato alla direzione dell’Università. Peterson scrive che lo scopo dell’inchiesta era trovare “elementi di cattiva condotta” nella ricerca di Regnerus.
Elementi di cattiva condotta secondo il manuale di Revisione delle procedure operative dell’Università del Texas – come scrive lo stesso Peterson nel suo memorandum – sono «fabrification or falsification of data, plagiarism and other practices that seriously deviate from ethical standards for proposing, conducting, or reporting research are unacceptable and in some cases may constitute scientific misconduct» («produzione o falsificazione di dati, plagio e altre pratiche che costituiscono un grave discostarsi dagli standard etici per proporre, condurre, o presentare ricerche sono inaccettabili e in alcuni casi possono costituire cattiva condotta scientifica»).

Lo stesso Peterson (assieme al report redatto dal supervisore Price) rileva – come anche scritto nel comunicato dell’Università del Texas – che «gli errori comuni, le differenze in buona fede nell’interpretazione o l’analisi dei dati, i disaccordi accademici o politici, le opinioni personali o professionali in buona fede, o la morale privata o la visione deontologica non sono considerate “cattiva condotta”» e quindi hanno riguardato l’inchiesta dell’Università del Texas.

In sostanza l’Università del Texas non ha “assolto” la ricerca di Regnerus (anzi si auspica che si continui a valutare la sua ricerca) ma ha semplicemente stabilito che il sociologo non ha prodotto o falsificato i dati o plagiato (ossia copiato) altre ricerche mentre non ha stabilito se il sociologo abbia effettuato – nella sua ricerca – errori comuni o abbia interpretato o analizzato in modo errato i suoi dati (e quest’ultimo punto è la critica maggiormente avanzata nei confronti dello studio di Regnerus perché – come scritto – la sua ricerca non confronta figli cresciuti in coppie omosessuali con quelli cresciuti in coppie eterosessuali ma il criterio che lui usa è se un genitore abbia o abbia avuto una relazione – anche solo di natura romantica – con una persona dello stesso sesso: infatti solo una piccola proporzione del suo campione ha vissuto in famiglie guidate da coppie dello stesso sesso).

In effetti lo stesso Scott Rose – nel suo esposto – aveva esplicitato che Regnerus non avesse falsificato i dati (come lapalissianamente ha ammesso la stessa Università del Texas) ma puntava l’indice sul fatto che la “categoria omosessuale” usata dal sociologo americano fosse errata (e su questo l’Università del Texas non ha fornito nessuna risposta lasciando la discussione aperta al mondo accademico).

Inoltre – in risposta ad una lettera di oltre 200 scienziati, James Wright – direttore del Social Science Research (la rivista in cui era stata pubblicata la ricerca di Regnerus) aveva dato incarico al membro del comitato editorial Darren Sherkat di realizzare un audit sul processo di pubblicazione degli studi di Regnerus e Sherkat ha ammesso che lo studio di Regnerus non era scientificamente valido.

Ovviamente il responso ha fatto esultare di gioia i cattolici integralisti del blog Uccr che hanno pubblicato un articolo dal titolo “Chiusa l’indagine su Regnerus: «è valido lo studio sui problemi di chi ha genitori gay»”.

Gli uccrociati – in piena estasi – infatti scrivono «La doccia fredda è però arrivata il 29 agosto 2012, quando sul sito web dell’Università del Texas è comparso un comunicato in cui si riporta l’esito dell’indagine interna» ed ancora «Le accuse non tengono!» ed infine «La libertà accademica di ricerca ha trionfato, l’oscurantismo e la censura verso risultati ritenuti scomodi dai media ha invece fallito. Il fatidico responso, così tanto invocato, avrebbe dovuto dimostrare la falsità dello studio e invece ne ha confermato la veridicità, diventando così un inaspettato boomerang».

I cattolici tradizionalisti di Uccr forse non hanno molta dimestichezza con l’inglese perché l’Università del Texas – come scritto – ha solamente provato che Regnerus non ha prodotto o falsificato i dati mentre sulla fondatezza della sua ricerca e sulla corretta interpretazione dei dati – come scrive la stessa Università del Texas – la questione resta più che aperta.

Era abbastanza noto che i sedicenti “cristiani cattolici razionali” fossero in verità poco razionali.
Oggi – purtroppo per loro – si scopre che ignorano quasi completamente l’uso della lingua inglese.
Nel blog dei cattolici tradizionalisti infatti si legge che «lo studio di Regnerus in cui si dimostra il disagio psicofisico per i figli cresciuti da genitori omosessuali, è stato approvato dal “New York Times”, dove si ricorda che “gli esperti esterni, in generale, hanno detto che la ricerca è stata rigorosa, fornendo alcuni dei migliori dati sul tema”». Francamente è difficile che il New York Tymes – non essendo una rivista scientifica – possa approvare come redazione il contenuto di una ricerca: al massimo il NYTimes potrà ospitare un parere favorevole o contrario di uno studioso.
In ogni caso – aprendo il link del NYTimes riportato dal blog degli uccrociati – si legge – oltre alla parte riportata da Uccr anche che gli esperti «hanno anche detto che i risultati non sono stati particolarmente rilevanti per il dibattito sul matrimonio gay o genitorialità gay» ed inoltre «Circa la metà dei partecipanti allo studio con un genitore gay – così come definito nello studio – sono nati fuori del matrimonio e l’altra metà in una famiglia tradizionale che si è sciolta. Molti hanno vissuto sporadicamente con il genitore gay».
Riportare solo mezze verità non è un grande segno di onestà intellettuale: se è grave per chiunque, dovrebbe essere più grave soprattutto per chi afferma di ispirarsi ad i principi del cristianesimo.

Inoltre – sebbene singole voci possono aver espresso (ma non nel caso del  New York Times) un parere favorevole alla ricerca di Regnerus, il suo studio è stato ufficialmente criticato dall’American Psychological Association, dalla California Psychological Association, dalla American Psychiatric Association, dalla National Association of Social Workers, dalla American Medical Association, dalla American Academy of Pediatrics e dall’American Psychoanalytic Association: dovrebbe essere più che sufficiente.

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2 pensieri su “L’Università del Texas non assolve la ricerca di Regnerus sui genitori gay: l’estasi dei cattolici integralisti di Uccr

  1. Matteo

    Questo articolo dimostra la scarsa dimestichezza dell’autore con la prassi della ricerca scientifica: l’indagine interna non aveva come scopo la falsificazione della ricerca, ma semplicemente la verifica sulla correttezza della metodologia utlizzata dal Regnerus; data la correttezza e autrevolezza di un articolo scientifico pubblicato, la conferma, o la messa in dubbio delle conclusioni, ovvero i successivi approfondimenti, sono di spettanza delle successive ricerche pubblicate e riconosciute con la metodologia ufficialmente accettata dalla comunità scientifica. Di fatto non c’è un’assoluzione, c’è addirittura un “non-luogo a procedere” mancando anche i presupposti per un sospetto.

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    1. Cagliostro Autore articolo

      Gentile Matteo,
      dove avrei scritto che l’indagine interna «aveva come scopo la falsificazione della ricerca»?
      Credo che le basta leggere i documenti originali riportati per capire quale fosse lo scopo dell’indagine interna. Tra gli scopi c’è da sottolineare (come ho semplicemente riportato) che «gli errori comuni, le divergenze in buona fede nell’interpretazione o l’analisi dei dati, i disaccordi accademici o politici, le opinioni personali o professionali in buona fede, o la morale privata o la visione deontologica non sono considerate “cattiva condotta”». Quindi bisogna capire in cosa lei considera “corretta” ed “autorevole” la ricerca di Regnerus quando è stata smentita dallo stesso comitato editoriale della rivista in cui è stata pubblicata.
      Per il resto ho capito molto poco del suo commento.

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