Time. Ferguson: “Perché vietare le terapie riparative può essere più un male che un bene”.

Il 29 settembre, Jerry Brown ha firmato la legge una terapia legge che viete le presunte “cure” per i minori nello stato della California. Brown aveva precedentemente twittato che queste pratiche, conosciute come terapie di conversione, «non hanno alcun fondamento nella scienza della medicina ed ora saranno relegate nella pattumiera della ciarlataneria». Quasi subito dopo la firma della legge, un gruppo cristiano chiamato Pacific Justice Institute ha citato in giudizio lo Stato, affermando che il divieto era una violazione della libertà di parola e di rapporti privati tra i giovani, le famiglie e i loro terapeuti. La legge è uno sforzo utile per proteggere i minori o è una intrusione dello stato in una questione intima e privata?

Entrambi, forse. In primo luogo, dovrebbe essere chiaramente indicato che la ricerca empirica a sostegno l’efficacia di questa forma di terapia è debole, nella migliore delle ipotesi. Una relazione del 2009 della task force per l’American Psychological Association ha concluso che gli sforzi per cambiare terapeuticamente l’orientamento sessuale non funzionano, e portano rischi significativi di ulteriori danni. Accettare il comportamento omosessuale non è più dannoso che accettare il comportamento eterosessuale, ma instillare o rafforzare nei pazienti la visione che il loro orientamento sessuale sia sbagliato può provocare danni psicologici. Al di fuori dei conservatori religiosi, possono essere trovati pochi difensori della terapia di conversione.

Comunque vale la pena di discutere se il divieto di tali procedure da parte del governo sia la risposta più appropriata. Ci sono un certo numero di terapie che si sono dimostrate empiricamente inutili o dannose. Scott Lilienfeld, professore di psicologia alla Emory University, ne ha discusso in un numero del 2007 di Perspectives on Psychological Science. Tra le terapie ha indicato come discutibili terapie come la comunicazione facilitata, terapie “di rinascita” e terapie di “memoria recuperata”. Ma erano incluse anche approcci relativamente popolari come “Scare Straight” per i bambini che sono a rischio di delinquenza, campi di riabilitazione per bambini antisociali, ed i programmi antidroga Dare. Se abbiamo intenzione di cominciare a vietare le terapie, non dovremmo vietare anche tutte queste, se le prove di ricerca continuano a confermare le preoccupazioni del Dott. Lilienfeld? Perché vietare la terapia di conversione gay, ma lasciare intatti i programmi Dare?

Forse perché la terapia di conversione gay sembra così palesemente odiosa, considerando che almeno Dare e questi altri approcci hanno buone intenzioni anche se sbagliate. Ma il vero problema qui è che il campo della psicologia è ancora troppo fluida e poco affidabile per formare la base delle decisioni politiche e le leggi. La scienza empirica tende ad essere “lacrimevole”, perché le rampanti questioni metodologiche sulla flessibilità consentono di pubblicare qualsiasi cosa come se fosse vera.

Vietare un particolare trattamento crea anche un piano inclinato e forse per questo che è così raro. In una sola eccezione, la terapia “di rinascita” è stato messa fuori legge in Colorado e North Carolina a seguito di vari incidenti mortali durante il trattamento. Ma anche la deplorevole lobotomia non è mai stato legalmente vietata negli Stati Uniti. Poi ci sono alcune terapie, come la terapia elettro-convulsiva d’urto, che sviluppano una cattiva reputazione, ma poi alla fine hanno dimostrato la loro utilità ed efficacia in alcune situazioni.

Certo, la terapia di conversione gay sembra essere come un limone improbabile da riscattarsi. Ma il divieto può semplicemente spingerla dove non sarà neppure oggetto di una regolamentazione statale o limitata a terapeuti che hanno la licenza. Con la terapia di conversione gay, il trattamento può essere peggiore del “problema”, ma lo stesso si potrebbe dire per gli sforzi del governo di intervenire.

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Traduzione dell’articolo del Time “Why Banning Conversion Therapy May Do More Harm Than Good” di Christopher J. Ferguson (Ferguson è professore associato di psicologia e giustizia penale presso la Texas A & M International University. Le opinioni espresse sono esclusivamente personali).

Commento di replica: «Omosessualità: esiste un diritto alle “terapie riparative”?»

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4 pensieri su “Time. Ferguson: “Perché vietare le terapie riparative può essere più un male che un bene”.

  1. Alessandro A. Galvani

    No, assolutamente no.
    La terapia D.A.R.E. è una terapia (molto invasiva, molto più di quel che faceva Muccioli a SanPatrignano) per curare qualcuno da una dipendenza da sostanze ILLEGALI. La dipendenza da sostanze è una patologia, e infatti le associazioni mediche offrono il trattamento.
    La terapia antigay (perchè di questo si tratta e nient’altro) invece serve a curare qualcuno che NON è malato, che NON è dipendente, che NON commette reati o comportamenti illegali. E infatti le associazioni mediche NON offrono alcun trattamento perchè NON necessita di alcun trattamento.
    Ma dico, stiamo scherzando a metterle sullo stesso piano? Come sarebbe a dire che non c’è alcuna differenza? Tra una terapia che ti libera da una dipendenza che ti spinge a commettere reati nel caso sia in astinenza, e una terapia che ti libererebbe dall’essere innamorato di un ragazzo?

    Rispondi
    1. Cagliostro Autore articolo

      Ciao Alessandro,
      ho avuto molti dubbi se pubblicare questo post o meno ma alla fine ho deciso per il si per questi motivi:
      1) Prima di tutto è un articolo pubblicato su il Time che sicuramente è uno dei media più importanti,
      2) L’intervento è molto “laico” e si fonda su argomentazioni (condivisibili o meno) ma di natura razionale e non ideologica/religiosa,
      3) Nell’articolo stesso emerge una condanna molto chiara delle terapie riparative.
      Il punto su cui ancora non ho una opinione chiara è uno: le terapie riparative (come qualsiasi terapia dichiarata inefficace o dannosa) devono essere vietate dalla legge statale oppure è meglio lasciare la questione all’autogoverno dei rispettivi ordini professionali che possono decidere che i loro membri non devono adottarle?
      Ovviamente – anche in questo secondo caso – nulla vieterebbe che uno psicologo che usa le terapie riparative possa essere denunciato per truffa anche facendo conto sulle decisioni dei rispettivi ordini professionali.

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  2. REX

    E’ ipocrita un divieto solo per i minori: trattandosi di una (non) terapia per una non malattia. il divieto dovrebbe essere assoluto. Altrimenti da domani adottiamo pure cure per il mancinismo studiate da destrentology perché secondo quella religione, e relativa scuola di pensiero, l’essere mancini è una malattie e un abominio.

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    1. Cagliostro Autore articolo

      Non conosco come si può agire negli Usa ma resto dell’idea che – qualora una terapia sia giudicata inefficace o dannosa (come è per le terapie riparative) – non servano leggi ad hoc ma il divieto di praticarle da parte dei medici – per i motivi che ho scritto in questo articolo – sia automatico (con tutti i risvolti penali nel caso in cui le pratichino).
      Vietare una legge solo ai minori implicitamente significa permetterlo ai maggiorenni. Per questo la strada praticata non mi sembra la migliore.

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