Dichiarazione soprendente del Movimento per la vita: «il calo degli aborti legali fa temere un aumento di quelli illegali».

La relazione annuale sull’interruzione di gravidanza ha confermato la diminuzione degli aborti rispetto all’anno precedente in linea con un trend iniziato dal 1982.
Le cifre dovrebbero far ben sperare ma non è così per il Movimento per la vita che ha presentato a Montecitorio il suo “Esame critico della Relazione ministeriale dell’8 ottobre 2012 contenente dati preliminari 2011 e dati definitivi 2010”.
Nel rapporto del Mpv si esprimono dei dubbi sulla diminuzione degli aborti illegali la cui diminuzione «non è possibile controllare e che comunque partono dal presupposto (evidenziato in qualche precedente Relazione) che se diminuiscono gli aborti legali devono diminuire anche quelli illegali». Nel rapporto si considera che «tale presupposto è irragionevolissimo, perché, anzi, si può presumere che proprio il calo numerico delle Ivg legali fa temere un aumento di quelle illegali».
Il ragionamento del Movimento per la vita è condivisibile: in effetti una donna che voglia accedere all’aborto e che sia impossibilitata di poterlo fare legalmente (magari per la presenza di medici obiettori) ricorrerà ad aborti illegali (ed insicuri).
Allo stesso modo – seguendo la considerazione del Movimento per la vita – se gli aborti legali dovessero azzerarsi (magari eliminando la legge 194 come vogliono molti “no-choice”) ci sarebbe da temere un aumento di quelli illegali: proprio per questo motivo è necessario che l’aborto resti legale e – soprattutto – accessibile.
Carlo Casini – come riporta Avvenire (e riprende Tempi) – punta anche il dito sulla pillola del giorno dopo che «provoca la distruzione dell’embrione se concepito e non si sa in che misura» che «secondo i calcoli dei medici cattolici è probabile che gli aborti causati da questa siano appunto 60/70 mila».
Purtroppo è difficile che la pillola del giorno dopo possa essere messa in relazione con gli aborti. Infatti, secondo quanto afferma l’Organizzazione mondiale della sanità, «la contraccezione di emergenza con Levonorgestrel ha dimostrato di prevenire l’ovulazione e di non avere alcun rilevabile effetto sull’endometrio (…) quando somministrata dopo l’ovulazione. La pillola è inefficace dopo l’annidamento e non provoca l’aborto».
Quindi se si dovesse considerare “abortiva” la pillola del giorno dopo, bisognerebbe considerare tale ogni sistema di contraccezione.

Il Mpv collega la diminuzione degli aborti al crollo della natalità avvenuta negli ultimi anni. Questa spiegazione sarebbe stata confermata nel caso in cui a diminuire fossero stati solo il numero di aborti in valori assoluti e non anche il tasso di abortività (numero delle Ivg per 1.000 donne in età feconda tra 15-49 anni) ed il rapporto di abortività (numero di Ivg per 1.000 nati vivi).
Il tasso di abortività nel 2011 è risultato pari a 7,8 per 1.000, con un decremento del 5,3 per cento rispetto al 2010 (8,3 per 1.000) e del 54,7 per cento rispetto al 1982 (17,2 per 1.000).
Nel 2010 il rapporto di abortività è stato di 208,3 Igv per 1000 nati vivi con un decremento dello 0,8 per cento rispetto al 2009 e del 45,4 per cento rispetto al 1983.

Fra le strategie che Carlo Casini suggerisce per diminuire gli aborti ci sarebbe quella di «riformare l’articolo 1 del Codice civile, garantendo capacità giuridica all’individuo fin dal momento del concepimento».
Se l’art. 1 del Codice civile fosse cambiato in tal senso ovviamente l’aborto diverrebbe illegale (e di conseguenza aumenterebbero il numero degli aborti clandestini come ha rilevato lo stesso Movimento per la vita) e le 115.981 donne che nel 2010 hanno abortito sarebbero state penalmente condannabili per omicidio: in effetti l’aborto prima dell’introduzione della 194 era reato con pene – per la donna – sino a quattro anni. A queste si andrebbero ad aggiungere i medici che hanno procurato l’aborto con un minimo di 231.962 persone coinvolte nel complesso: a prescindere dai tanti dubbi esistenti che un un simile sistema sia efficace per contrastare l’aborto sarebbe certamente un considerevole onere per il nostro sistema carcerario e giudiziario.
Alla conferenza del Movimento per la vita era presente anche il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa che, secondo quanto riporta Avvenire, «ha spiegato di “appoggiare” la battaglia del Movimento guidato da Casini». Secondo Cesa: «La lotta per la vita è più importante della politica, occorre sostenerla senza se e senza, ma a partire dal concepimento».
Nonostante Cesa appoggi la battaglia del Movimento per la vita non risulta che abbia presentato un disegno di legge a riforma dell’articolo 1 del Codice civile come suggerito da Carlo Casini.

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