Avvenire contro Corrado Guzzanti: «I cristiani sono stanchi delle irreligiose insulsaggini in tv». Anche i laici sono stanchi delle insulsaggini religiose.

Avvenire pubblica la lettera di un lettore particolarmente offeso per uno spot trasmesso sui Rai Tre in cui il comico Corrado Guzzanti cantava il testo religioso Symbolum 77.

Questa la lettera del lettore di Avvenire.
«Caro direttore, domenica sera in attesa di “Che tempo che fa” (Rai3), mi sono imbattuto in uno scandaloso spot del signor Corrado Guzzanti. Con apparentemente “innocente”, maleducata, offensiva e sacrilega ironia “commentava” un canto religioso. Giù le mani da Gesù Cristo! “Morto per amore”, anche per il signor Guzzanti! Tutto sarà perdonato dal Figlio dell’uomo, che si è incarnato per me e per tutti, che si è beccato gli insulti, gli sputi, la croce, la morte e l’”abbandono” di Dio, l’odio di tutto il mondo per me e per il signor Guzzanti. Ma il peccato contro lo Spirito d’amore, io credo, non sarà mai perdonato. “Vivo in mezzo a noi”, sì vivo: il tempo reale è quello di Dio. Solo i dannati sono morti (legga le testimonianze a riguardo dei pastorelli di Fatima, di santa Faustina, di santa Veronica Giuliani, di Caterina da Siena, di Teresa d’Avila e di un’infinità di altre anime che si sono immolate per tanti bestemmiatori del Nome tre volte santo di Dio). “Fino a quando Tu ritornerai per aprirci il Regno di Dio”. Lui ha detto che tornerà all’improvviso come un ladro di notte. In questo disgraziato momento in cui la Terra sembra correre verso la catastrofe, non abbiamo certo bisogno degli insulti a Gesù Cristo del signor Corrado Guzzanti. Grazie alla Rai!».

Di seguito la risposta del direttore del quotidiano dei vescovi, Marco Tarquinio.
«Non mi azzardo a immaginare la misura del perdono di Dio. Ma conosco, caro signor Paolo, la misura della pazienza di tanti di noi, poveri cristiani. E sono d’accordo con lei su un punto fondamentale: di certe irreligiose, incivili e insultanti insulsaggini non ne possiamo proprio più. L’esibizione di Corrado Guzzanti sugli schermi della Rai è stupefacente e grave in sé, perché costruita attorno a una parodia deliberatamente offensiva nei confronti di Gesù Cristo, ma anche per la irridente e provocatoria indifferenza nei confronti dei sentimenti religiosi di tantissimi italiani. Da questo punto di vista, che Guzzanti abbia preso di mira “Symbolum 77” – amatissima professione di fede cantata, che dobbiamo al teologo e musicista Pierangelo Sequeri e che io, lei e tanti altri continuiamo a vivere come uno straordinario e moderno “canto di pellegrinaggio” – conferma la leggerezza infelice (o, se si vuole, la volgare pesantezza) del gesto televisivo di un uomo di spettacolo che ha saputo dare ben altre e intelligenti prove di sé. Dispiace davvero. E colpisce che sia stata la Rai, in un momento di grande ascolto sulla sua terza rete televisiva, a riversare nelle case degli italiani tutto questo. Possibile che nel servizio pubblico si possa tranquillamente perdere così oltraggiosamente il senso della misura?».

Chiunque potrà giudicare quanto fosse “blasfemo” il video di Corrado Guzzanti.
Se Tarquinio ritiene che «di certe irreligiose, incivili e insultanti insulsaggini» i cristiani non ne possono più, forse anche i laici potrebbero dire la stessa cosa dell’onnipresenza di prelati nella televisione di stato.
Ogni utente della Rai paga il canone per vedere domenicalmente la trasmissione dell’Angelus da piazza san Pietro, trasmissioni a sfondo religioso come A sua immagine, l’onnipresenza di prelati in trasmissioni d’intrattenimento, interviste ai massimi vertici della Cei, programmi di approfondimento giornalistico che dedicano puntate alla Chiesa, copertura totale dei vari meeting di Comunione e liberazione, di riunioni della Conferenza episcopale italiana o dei viaggi del papa.
La Rai ha addirittura una struttura – Rai Vaticano – con giornalisti collegati ventiquattrore su ventiquattro con i luoghi più importanti del Vaticano.
Si potrà obiettare che la Chiesa ha in Italia un’importanza tale che la Rai deve per forza dedicargli un’attenzione speciale. Se però il cattolicesimo e la Chiesa occupano un ruolo importante in Italia allora ci si può lamentare se comici o artisti dedicano le loro attenzioni?
Sarebbe sufficiente che la Chiesa fosse meno presente nella vita pubblica e nelle televisioni italiane ed automaticamente le critiche e le esibizioni satiriche diminuirebbero ma c’è da dubitare che i cattolici siano disposti a farlo.
Purtroppo – in un paese laico – è impossibile ricevere gli onori senza attirarsi anche le critiche: si chiama democrazia.
Ad ogni modo se i cattolici si sentono offesi dagli spettacoli di Guzzanti esistono tutti gli strumenti per tutelare il sentimento religioso sia con denunce penali che sollevando il caso al Gran giurì della pubblicità: altrimenti alcune lamentele rischiano di essere solo delle boutade.

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3 pensieri su “Avvenire contro Corrado Guzzanti: «I cristiani sono stanchi delle irreligiose insulsaggini in tv». Anche i laici sono stanchi delle insulsaggini religiose.

  1. Alessandro A. Galvani

    mamma mia come sono diventati sensibili i cattolici… sono completamente disabituati alla vita civile. ormai anche solo rappresentarli diventa offensivo. direi che VITTIMISMO PIAGNONE è il termine più corretto.

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