Regionali in Sicilia: il Sud contro la mafia e gli stereotipi del passato

Rosario Crocetta, 61 anni, è stato eletto governatore della Sicilia.
Di estrazione comunista, già sindaco di Gela, un forte impegno antimafia sopravvivendo addirittura a tre attentati, cattolico ma – in contrapposizione alla dottrina cattolica – omosessuale dichiarato.

Crocetta è – assieme a Nichi Vendola – il secondo governatore italiano dichiaratamente omosessuale ed entrambi sono stati eletti in regioni meridionali in aperta smentita all’idea che le regioni meridionali siano più retrograde.
Anche Michael Day sul quotidiano britannico The Independent rileva che «lo stereotipo del macho meridionale italiano sta svanendo velocemente».

Omosessualità, lotta alla mafia e stereotipi sessuali: un intreccio di tre elementi analizzati oltre che dal The Independent anche dal Corriere della Sera e dal The Guardian.
Tom Kington sul The Guardian riporta che per Crocetta – definito «cattolico devoto» – l’Italia meridionale è soprendentemente indifferente se un politico è omosessuale: «C’è un grande rispetto per l’individuo, rendendo (il sud, ndr) meno omofobo del nord».
Sempre il quotidiano britannico rileva che Crocetta ad agosto avrebbe detto ad un intervistatore: «Dopo aver lasciato la sua prigione in Inghilterra, Oscar Wilde si rifugiò a Palermo. Considerato ciò, c’è molto che le persone devono imparare sul sud d’Italia».

Come scritto – secondo The Independent – l’elezione di Crocetta è un segno che gli stereotipi sul macho meridionale stanno svanendo.
Paolo Di Stefano rileva sul Corriere della Sera che «Quel che distingueva la Sicilia dalle altre regioni era qualcosa di più profondo, che ha a che fare con l’antropologia e la psicologia collettiva, con la tradizione: una tradizione che oggi, con l’elezione di un presidente di Regione come Rosario Crocetta, omosessuale dichiarato e single fiero di esserlo, subisce un duro colpo, se è vero che il machismo insulare (con familismo connesso) è tra gli stereotipi più resistenti da secoli, sia nella sua declinazione più comune e anche folcloristica (vedi Buzzanca), sia in quella più feroce e seria che vuole la mafia come fenomeno decisamente maschile (e maschilista)».

Come riporta The Guardian anche lo stesso ex sindaco di Gela avrebbe suggerito che molti membri di Cosa nostra siano omosessuali affermando: «L’idea che la mafia sia tutta chiesa, casa e fucili da caccia mi fa ridere».
Della stessa idea il magistrato Antonio Ingroia secondo cui ci sono un certo numero di capimafia gay aggiungendo: «È ancora un tabù in quanto hanno paura di essere allontanati dal clan».

Nonostante, secondo Crocetta ed Ingroia, ci siano molti mafiosi omosessuali, la criminalità continua ad essere fortemente omofobica: un boss della mafia che aveva assoldato un assassino lituano per uccidere il neogovernatore siciliano lo definì durante un’intercettazione telefonica «questo frocio comunista».

Nella Sicilia di Sciascia che divideva l’umanità in «uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà», un magistrato locale disse «i ​​clan possono mettere in ridicolo la sessualità di Crocetta, ma l’appoggio che ha dato alle aziende che si rifiutano di pagare il pizzo in realtà li ha fatti impazzire».

Anche Michael Day sul The Independent rileva che la Sicilia – meglio conosciuta per i suoi mafiosi omofobici, i suoi aristocratici macho come Giuseppe Tomasi di Lampedusa ed i suoi intellettuali conservatori come Giovanni Verga – aveva rubato una marcia a nord.

«Se il nuovo governatore siciliano non ha nascosto la sua omosessualità, è perché, grazie al cielo, la Sicilia non è più quella di Verga, Pirandello e Brancati. Il siciliano Crocetta come il pugliese Vendola mentre a Nord venivano celebrati squallidissimi riti di maschilismo tribale»: in questo modo Paolo Di Stefano sul Corriere della Sera descrive un sud che – in contrapposizione a vetusti stereotipi – si mostra più aperto del nord del Paese che ci ha regalato (anche se ne avremmo fatto a meno) le storie dei “bunga bunga” del machismo berlusconiano.

Molti elementi accomunano Crocetta a Vendola: la provenienza politica dal Pci, la dichiarata omosessualità, l’essere presidenti di due regioni meridionali fortemente tradizionaliste e la fede cattolica.
Proprio su quest’ultimo punto sarebbe interessante sapere se la Chiesa – davanti all’omosessuale attivista antimafia Crocetta – sia ancora del parere che l’omosessualità sia un «disordine morale» e se stia «minacciando seriamente la vita e il benessere di un gran numero di persone».
Per fortuna molti siciliani pensano – a differenza della dottrina cattolica – che ad essere un disordine morale sia la mafia e non l’omosessualità ed è evidente che a minacciare il benessere e la vita di un gran numero di persone sia Cosa nostra e non gli orientamenti sessuali. L’omosessuale Rosario Crocetta – essendo scampato a tre attentati di mafia – lo sa bene e lo sanno anche i siciliani che lo hanno votato: purtroppo non lo sa la Chiesa.

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