The Independent: il ponte sullo Stretto di Messina è un ponte verso il nulla

Il prestigioso quotidiano britannico The Independent dopo l’articolo sulla criminalità a Napoli torna a concentrarsi sulle vicende del nostro Paese: questa volta con un articolo di Michael Day sul ponte di Messina, l’opera faraonica in cantiere da decenni che dovrebbe unire la Sicilia alla Calabria.
La maggior parte degli osservatori pensa che l’opera non sarà mai realizzata eppure, pur non esistendo nulla “tra Scilla e Cariddi”, i vari progetti sono costati più di 600 milioni di euro (con cui magari si sarebbero costruiti tanti ponticelli più piccoli).
Il governo Prodi nel 2006 aveva definitivamente abbandonato il progetto ma due anni dopo Berlusconi lo rimise nell’agenda delle “grandi opere” da realizzare.
Si pensava che l’austero Monti accantonasse nuovamente il progetto di quello che molti definiscono il “ponte fantasma” ma invece il governo ha continuato a sostenere finanziariamente l’opera.
Al The Independent Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, afferma: «A vincere in questo caso è solo la lobby pro-ponte». Proprio la lobby degli affaristi, secondo Michael Day, sarebbe la spiegazione del sostegno dell’esecutivo italiano all’infrastruttura: ad essere interessati alla realizzazione sono per la maggior parte esponenti del Pdl, partito fondamentale nel sostegno al governo Monti.
L’attenzione si era risvegliata nei giorni scorsi quando la società cinese China Communications Construction Company si è detta interessata – ma senza raggiungere un accordo formale – alla costruzione dell’infrastruttura.
In una conferenza organizzata da Legambiente il geologo dell’università della Calabria Alessandro Guerricchio ha spiegato come la sismicità dell’area e la presenza di forti venti renda il progetto molto pericoloso.
Nella stessa riunione, Guido Signorino, economista presso l’Università di Messina, Alberto Ziparo un esperto di urbanistica all’Università di Firenze e Anna Giordano del Wwf hanno spiegato i motivi economici, sociali ed ambientali per non realizzare il ponte.
Inoltre se si pensa che nel 1908 il famoso terremoto di Messina ebbe l’epicentro proprio nello Stretto distruggendo – oltre che la città siciliana – anche Reggio Calabria si capisce quanto poco adatta sia l’area per la realizzazione del ponte.
Inoltre – inutile nasconderlo – sulla costruzione ci sarebbe l’interesse della mafia e della ‘ndrangheta che sempre allunga i suoi tentacoli sugli appalti pubblici. Proprio la presenza della criminalità è rilevante per Michael Day nel caso in cui l’Unione europea decidesse di finanziare economicamente l’opera. Non è la prima volta che la stampa britannica sottolinea che la presenza della criminalità nel nostro Paese crea il rischio che molti finanziamenti comunitari finiscano in cattive mani: prima di Michael Day lo aveva fatto Colin Freeman con un articolo sul Telegraph in merito alla costruzione di un centro antimafia a San Luca (Rc).
I sostenitori del ponte pensano che unirebbe anche culturalmente la Sicilia all’Italia continentale ma forse si dimentica che sono lontani i tempi del Movimento independentista siciliano di Andrea Finocchiaro Aprile e dell’esercito volontario per l’indipendenza della Sicilia che miravano a fare dell’isola uno Stato indipendente.
Confindustria Sicilia invece pensa che sia importante per fornire modernizzare la regione: considerando lo stato della Salerno-Reggio Calabria e considerando il livello della rete autostradale in Sicilia forse le priorità sono altre. Non a caso The Independent definisce il ponte sullo Stretto come un «ponte verso il nulla».

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