Vento di mafia: Il Washington Post accende i riflettori sulla “eco-criminalità” siciliana

Ritorna l’attenzione della stampa internazionale sulla criminalità nel nostro Paese. Questa volta è il prestigioso quotidiano statunitense Washington Post ad evidenziare gli interessi della mafia nel business delle energie rinnovabili con un articolo di Anthony Faiola “Sting operations reveal Mafia involvement in renewable energy”.
Dalle indagini dei magistrati italiani emerge una criminalità organizzata sempre più moderna capace d’infiltrarsi in profondità nel settore delle energie rinnovabili (solare ed eolico) allettata anche dai finanziamenti statali.
La Sicilia a causa della sua posizione geografica ha più sole e vento rispetto alle altre regioni italiane e perciò è il territorio ideale per i pannelli fotovoltaici e le pale eoliche: negli ultimi dieci anni ha ricevuto miliardi di euro di finanziamenti per questo tipo di impianti, un fatto che di certo non è passato inosservato alle cosche mafiose dell’isola. Attualmente un terzo degli impianti eolici – assieme a molti impianti fotovoltaici – è stato sequestrato dai magistrati che hanno congelato più di due miliardi di euro ed arrestato decine di boss mafiosi, politici corrotti ed imprenditori legati alla criminalità: le indagini nel campo delle energie rinnovabili proseguono dalla Sardegna alla Puglia.
Secondo Teresa Maria Principato, procuratore aggiunto incaricato della squadra antimafia di Palermo: «Cosa Nostra si sta adattando, acquisendo conoscenze più avanzate in nuovi settori come le energie rinnovabili, che sono diventati più redditizi grazie alle sovvenzioni governative. Si sta gettando un’ombra sulla nostra industria delle energie rinnovabili».
Dalle indagini emerge come da tempo la mafia abbia diversificato la propria attività inserendosi in una serie di attività legali come supermercati o centri commerciali. L’interesse della criminalità nel settore delle energie pulite è un grave rischio per un’attività che sarebbe potuto essere una fonte di nuovi posti di lavoro soprattutto in un’area con gravi problemi di occupazione come il Sud d’Italia.
Il Washington Post mette in evidenza come la presenza della mafia sia un grave peso per il nostro Paese e provoca un minore interesse da parte degli investitori stranieri: secondo l’Ocse dal 2007 al 2012 il nostro Paese ha ricevuto 87 miliardi di dollaro di di investimenti esteri rispetto ai 183 dei Paesi Bassi, i 289 della Francia ed i 502 del Regno Unito.
Intervistato dal quotidiano americano, il professore di economia all’Università Bocconi Michele Polo ha detto: «La mafia sta contaminando l’economia in settori legali, rendendo i mercati meno trasparenti e corrompendo i funzionari pubblici. Insieme all’evasione fiscale, la lotta alla corruzione è l’ostacolo maggiore per l’economia italiana».
Faiola evidenzia quale sia la strategia intrapresa dalle cosche mafiose: «Le famiglie della mafia e gli uomini d’affari individuano i terreni adatti agli impianti eolici o solari, a volte facendo pressione sui proprietari dei terreni a vendere o offrendo contratti a lungo termine. Vengono corrotti dei funzionari locali per accelerare l’iter burocratico che altrimenti potrebbe durare dai tre ai sei anni. Dopo aver ricevuto l’approvazione, avvicinano investitori stranieri desiderosi di ricevere le sovvenzioni del governo italiano per l’energia verde».
Molti imprenditori stranieri ignorano la presenza della criminalità nei progetti in cui sono coinvolti ma – come rivela un anonimo funzionario intervistato dal quotidiano americano – altri preferiscono non sapere.
Ovviamente la presenza della mafia rende molto difficile che un imprenditore onesto si possa inserire nel settore delle energie rinnovabili. Questo è il caso di Salvatore Moncada che alla fine degli anni 90 aveva realizzato un complesso di sei parchi eolici, dieci solari ed una fabbrica di pannelli solari nel cuore della campagna siciliana: essendosi rifiutato di pagare un “pizzo” del 2 per cento sugli utili, la sua attività è stata attaccata dalle cosche mafiose.
Nel 2007 la criminalità ha dato fuoco ad uno dei suoi parchi eolici causando 4 milioni di dollari di danni: l’imprenditore e la sua famiglia sono stati sottoposti per due anni alla protezione della polizia ma ora hanno deciso di investire negli Stati Uniti, in Sud America ed in Nord Africa. «Non sono solo le infiltrazioni della criminalità, ma anche la burocrazia corrotta rende difficile fare affari qui. Abbiamo perso un’opportunità fondamentale»: così ha commentato al Washington Post l’imprenditore Salvatore Moncada.
Il quotidiano americano mette in luce come l’isola fosse stata governata da Salvatore Cuffaro che sta scontando una sentenza definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa e da Raffaele Lombardo dimessosi lo scorso luglio dopo essere stato accusato di legami con la mafia. Al contrario la nuova giunta antimafia di Crocetta ha fermato la costruzione della maggior parte dei progetti nel campo delle energie rinnovabili e sta cercando di tenere fuori la mafia dal settore prima di consentirne di nuovi.

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