Beppe Grillo, scripta manent, verba volant

Beppe GrilloCosì si può leggere in un post del blog Beppe Grillo dell’11 agosto 2011 sul ruolo dei futuri parlamentari del Movimento 5 Stelle: «Ogni eletto risponderà al Programma del M5S e alla propria coscienza, non a organi direttivi di qualunque tipo e non potrà entrare in un gruppo parlamentare formato da altri partiti. (…) Ogni eletto si impegnerà a interagire quotidianamente attraverso la Rete per informare i cittadini e interagire con gli iscritti al M5S. La libertà di ogni candidato di potersi esprimere liberamente in Parlamento senza chiedere il permesso a nessun capo bastone sarà la sua vera forza. Il M5S vuole che i cittadini si facciano Stato, non che si sostituiscano ai partiti con un altro partito. I partiti sono morti,organizzazioni del passato, i movimenti sono vivi. Oggi i parlamentari sono soltanto dei peones che schiacciano un pulsante se il capo, che li ha nominati, lo chiede. Non sono nulla, solo pulsante e distintivo. Il M5S vuole far entrare degli uomini e delle donne alla Camera e al Senato che rispondano solo alla Nazione e al proprio mandato. Potranno essere operai, precari, disoccupati, casalinghe, commercianti, piccoli industriali, insegnanti, camionisti, impiegati. Gente comune incensurata e senza scopo di lucro. Ognuno conta uno e il Parlamento ci aspetta».
Nonostante nel post dell’11 agosto 2011 si può leggere che i parlamentari del Movimento 5 Stelle avrebbero risposto solo «alla Nazione e al proprio mandato» nel successivo Codice di comportamento degli eletti in Parlamento sono previste «Votazioni in aula decise a maggioranza dei parlamentari del M5S». Inoltre lo stesso Grillo nel suo post del 3 marzo 2013 “Circonvenzione di elettore” scrive: «L’articolo 67 della Costituzione della Repubblica italiana recita: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Questo consente la libertà più assoluta ai parlamentari che non sono vincolati né verso il partito in cui si sono candidati, né verso il programma elettorale, né verso gli elettori. Insomma, l’eletto può fare, usando un eufemismo, il cazzo che gli pare senza rispondere a nessuno».
Sebbene l’11 agosto 2011 si leggeva che «La libertà di ogni candidato di potersi esprimere liberamente in Parlamento senza chiedere il permesso a nessun capo bastone sarà la sua vera forza», Beppe Grillo così ha scritto il 10 marzo su una eventuale fiducia ad un governo Bersani: «Per quanto mi riguarda non ci sarà alcun referendum interno per chiedere l’appoggio al pdmenoelle o a un governo pseudo tecnico» mentre in merito all’elezione di Pietro Grasso alla presidenza del Senato, Grillo ribadiva l’obbligatorietà per i parlamentari del M5S di un Codice di comportamento in cui le votazioni in aula sono «decise a maggioranza dei parlamentari del M5S» scrivendo: «Se qualcuno si fosse sottratto a questo obbligo ha mentito agli elettori, spero ne tragga le dovute conseguenze».
Insomma, come dicevano i latini, scripta manent verba volant (le parole scritte rimangono, quelle dette volano via), a meno che non si voglia dire che anche i latini sono vecchi, sono morti, sono degli zombie che devono andare a casa.

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