Stati Uniti: “mea culpa” di Exodus, organizzazione cristiana leader per “riparare” gli omosessuali.

C’è da credere che i sostenitori delle cosiddette “terapie riparative” finalizzate a riportare gli omosessuali sulla “retta via” dell’eterosessualità non saranno stati affatto contenti nel sapere che dopo 37 anni di non onorata carriera – a seguito di una votazione del proprio Consiglio d’amministrazione – ha deciso di chiudere i battenti Exodus International, un’organizzazione cristiana con 260 comunità sparse su tutto il territorio americano la cui missione era quella di aiutare gli omosessuali cristiani a tornare eterosessuali.
Lo ha comunicato la stessa organizzazione con un comunicato presente sul loro sito internet: «Per molto tempo siamo stati imprigionati in una visione del mondo che non sta onorando gli altri esseri umani né i precetti della bibbia».
La notizia arriva a meno da un giorno dalle pubbliche scuse del presidente della stessa Exodus International Alan Chamber alla comunitò Lgbt: «Il nostro servizio è pubblico e quindi qualsiasi riconoscimento di sbagliato deve essere pubblico. Io non sono sempre stato il leader di Exodus, ma ora lo sono e qualcuno deve riconoscere il dolore degli altri. Lo faccio con ansia, ma volentieri». Continua Chamber: «È strano essere qualcuno che è stato sia offeso dal trattamento della chiesa verso la comunità LGBT ed anche essere una persona che deve chiedere scusa per essere parte dello sistema stesso di ignoranza che ha provocato tale dolore». Infatti lo stesso Chamber – che è sposato ed ha adottato due bambini – ha ammesso di avere attrazione per le persone dello stesso sesso: «Per convenienza per diversi anni ho omesso le mie continue attrazioni omosessuali. Avevo paura di condividerle come prontamente e facilmente faccio oggi. Mi hanno portato tremenda vergogna e io li ho nascoste nella speranza che sarebbero andate via. Guardando indietro, sembra così strano che pensavo di poter fare qualcosa per farli smettere. Oggi, però, accetto questi sentimenti – che probabilmente saranno sempre lì – come parti della mia vita». Ha inoltre affermato che il 99 percento delle persone che ha provato la terapia riparativa non ha mai perso i loro desideri omosessuali.
La decisione di Exodus arriva proprio nel momento in cui in California si discute se vietare la “terapia di conversione” per le persone gay. Lo Stato ha approvato una legge nel mese di settembre che vieta la terapia per i minori: questa legge è stata sostenuta dal governatore Jerry Brown secondo cui le terapie riparative non hanno alcune basi scientifiche o mediche.  Inoltre, l’anno scorso lo psichiatra che ha condotto uno studio del 2003 che pretende di convalidare il trattamento Exodus e di altri gruppi ha ritrattò il suo studio e si è scusato.
Rivolgendosi direttamente alla comunità Lgbt, Chamber offre un drammatico mea culpa: «Recentemente, ho cominciato di nuovo a pensare su come chiedere scusa alle persone che sono state ferite da Exodus International. Ho sentito direttamente molte storie di persone chiamate sopravvissuti ex-gay. Storie di gente che chiedeva aiuto alle missioni di Exodus o ai nostri affiliati solo per sperimentare ulteriori traumi. Ho sentito storie di vergogna, cattive condotte sessuali e false speranze. In ogni caso per quanto è stato portato alla mia attenzione, non vi è stata una rapida rimozione di questi leader e/o delle loro organizzazioni. Ma raramente c’era una scusa o un riconoscimento pubblico da parte mia».
La posizione di Chamber è molto netta: «Mi dispiace per il dolore e il male che molti di voi hanno sperimentato. Mi dispiace che alcuni di voi hanno provato sentimenti di vergogna e sensi di colpa quando le attrazioni non sono cambiate. Mi dispiace di aver promosso sforzi e teorie riparative sul cambiamento dell’orientamento sessuale. Mi dispiace che io, conoscendo così bene alcuni di voi, non sono riuscito a condividere pubblicamente che i gay e le lesbiche che conosco sono stati altrettanto capaci di essere genitori fantastici come le persone eterosessuali che conosco. Sono profondamente dispiaciuto che molti si sono allontanati dalla fede e che alcuni hanno scelto di porre fine alla loro vita».
Le scuse di Chamber non sono state una grande sorpresa e già l’anno scorso aveva annunciato che – nonostante Exodus avesse affermato in passato di aver aiutato migliaia di persone dal turbamento dei loro istinti sessuali –  la terapia riparativa era stata inefficace confessando di non aver mai incontrato nessuno che avesse cambiato con successo il proprio orientamento sessuale. Le sue dichiarazioni avevano suscitato l’indignazione dei cristiani più conservatori ma il presidente di Exodus ha detto che la sua decisione di chiudere l’organizzazione era stata ispirata da
«una nuova generazione di cristiani in cerca di cambiamento». In ogni caso si tratta di un cambiamento radicale da quando nel 2008 affermava: «La terra dei liberi e la patria dei coraggiosi si sta trasformando in un paradiso omosessuale…. Basta guardare i primi programmi in televisione o ascoltare gli attori ed i musicisti più popolari. Si festeggiano tutte le cose gay: il matrimonio gay, le adozioni gay, le crociere gay, la politica gay….e, naturalmente, le chiese gay……i leader pro-omosessuali hanno realizzato la stessa verità come Hitler e Marx: per far avanzare le loro posizioni devono radicalmente influenzare i cuori e le menti dei giovani».
Come sottolinea anche il Los Angeles Times la fine del movimento che vorrebbe “curare” i gay è un sintomo della crescente accettazione dell’omosessualità nella società, anche nella comunità cristiana evangelica: «I sondaggi mostrano un maggiore sostegno per il matrimonio gay, e leader conservatori, tra cui Dick Cheney e Rob Portman, hanno espresso sostegno per i diritti dei gay. A maggio un sondaggio Gallup ha rilevato che il 59 percento degli americani adulti ha detto relazioni gay e lesbiche sono moralmente accettabili, con un aumento di 19 punti percentuali dal 2001». Tra i politici repubblicani anche Michael Bloomberg e Rob Portman si sono schierati a favore del matrimonio omosessuale.
Come riporta la Cnn, Exodus promuoveva la «libertà dall’omosessualità attraverso il potere di Gesù Cristo»: in ogni caso le sue terapie avevano perso di forza negli ultimi anni visto che sempre meno consulenti erano disposti a praticarle. L’Apa (American Psychological Association) per dissipare ogni dubbio aveva predisposto un team di psicologi per studiare i dati relativi ai tentativi di cambiare l’orientamento sessuale. Il report del team è molto chiaro: non esistono studi con un adeguato rigore scientifico che stabiliscano che le teorie riparative funzionino. Inoltre Apa ha rilevato che le teorie riparative – in alcuni casi – hanno causato stress, depressione ed un maggior tasso di suicidi alle persone che si erano sottoposte:  per questi motivi in una risoluzione ha ribadito che l’omosessualità non è un disordine mentale e gli psicologi non devono seguire le teorie riparative che – come sottolineano – non hanno nessuna validità scientifica.
Il blogger ed attivista per i diritti gay John Aravosis ha detto alla BBC che inizialmente si era rallegrato per la decisione di Exodus di chiudere ma ritiene che le scuse non siano sufficienti: «Si continua a parlare che tutto il lavoro “buono” che hanno fatto è stato “oscurato” da poche mele marce. Quale parte nel cercare di convincere le persone omosessuali che potevano essere curate con una scienza ciarlatana era buona?».
Più indulgente invece Evan Hurst, direttore associato di Truth Wins Out, un’organizzazione che monitora i gruppi anti-LGBT, che al britannico Independent ha detto: «Ci vuole un vero uomo per affrontare pubblicamente le persone le cui vite sono state distrutte dal lavoro della sua organizzazione e di prendere azioni reali e concrete per iniziare a riparare il danno».
Il Telegraph riporta l’opinione di Ross Murray, portavoce del gruppo per i diritti degli omosessuali Glaad, secondo cui la chiusura di Exodus va nella giusta direzione ed ha definito le parole di Chambers lontane da una «retorica di divisione e demonizzazione».
Exodus è stata fondata in California nel 1976. Tre anni dopo, due dei suoi fondatori, Michael Bussee e Gary Cooper, hanno lasciato il gruppo dopo essersi innamorati l’uno dell’altro. Mr Bussee, ora un terapeuta per famiglie, parla regolarmente contro le terapie per gay, terapie che sono state a lungo screditate da associazioni di psichiatri e psicologi.
Sempre il Los Angeles Times riporta la testimonianza di Linda e Rob Robertson, cristiani evangelici, che erano presenti all’assemblea di Exodus. In quel momento hanno condiviso il loro tormento quando hanno saputo che Ryan, uno dei loro quattro figli, a dodici anni ha ammesso di essere omosessuale. I genitori gli hanno imposto di scegliere tra dio e l’essere gay e per sei anni hanno provato tutto quanto fosse possibile tra cui le terapie riparative con Exodus: a 18 anni – stanco di tutto questo – è diventato tossicodipendente: «Non lo abbiamo fatto intenzionalmente, ma abbiamo insegnato Ryan a odiare sé stesso» ha detto Linda Robertson. Alla fine Ryan è morto di overdose nel 2009.
Ryan più che dalla droga è stato ucciso da una visione del mondo che contrappone l’essere gay alla dottrina cristiana. A questa contrapposizione ben si addicono le parole scritte da Matteo Winkler sul Fatto Quotidiano (l’unico giornale italiano che ha riportato questa notizia): «Non c’è possibilità di compromesso tra queste due visioni del mondo se non ammettendo che ogni cristiano ha un fratello e una sorella omosessuali e che l’omosessualità è una caratteristica personale che ha una sua dignità nel disegno di Dio esattamente al pari dell’eterosessualità. Non c’è niente da curare, niente per cui pregare. L’unica cosa per cui pregare, piuttosto, è che ogni cristiano realizzi, nel profondo della propria coscienza, che è suo dovere non disprezzare, discriminare, rifiutare, ma accettare ed amare. Certo, alcuni cristiani abituati alla cruda propaganda della Chiesa e di una certa politica, risponderanno che tutto ciò è difficile, o quantomeno più facile a dirsi che a farsi. Quel che è certo è che se esiste un Dio e se vi sarà un giudizio universale, tutti noi verremo giudicati non certo in base al modo con cui, in vita, avremo disprezzato, discriminato o rifiutato». Se fosse così, Ryan (e chissà quanti altri) sarebbe ancora vivo.

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