Legge contro l’omofobia: un fiume cattolico di disinformazione e vittimismo.

Sarebbero addirittura sotto attacco i cristiani in Occidente a causa delle leggi contro l’omofobia: almeno secondo quanto scrive Luigi Amicone sul sito ciellino Tempi. Diverse realtà della lobby cattolica hanno lanciato una vera e proprio campagna in grande stile per far passare il concetto che la norma contro le discriminazioni legate all’orientamento sessuale (omo o etero) sia liberticida e descrivendo i cristiani come delle vittime ed allo stesso tempo dei difensori della libertà di opinione e di pensiero.
Non poteva mancare l’intervento dell'”ultracattolico” Carlo Giovanardi che, sempre su Tempi, arriva a sostenere che si andrà in galera nel caso in cui si sostenesse che il papà deve essere un uomo e la mamma una donna descrivendo il testo proposto dall’on. Scalfarotto come una «follia eterofoba, pensata per imbavagliare chi non la pensa come i gay militanti»: forse Giovanardi dovrebbe considerare che a favore dei diritti per gli omosessuali ci sono tantissimi eterosessuali (la maggior parte dei quali anche cattolici) e non solo dei “gay militanti”. Sempre Giovanardi dice che «bisogna fermare questo attacco diretto alla libertà di parola e di opinione garantite dalla Costituzione, contrario ad ogni principio di cultura liberale, non a caso fortemente voluto da chi proviene dalla storia e dalla mentalità comunista che da sempre ha pensato di risolvere i contrasti politici con la repressione penale». Forse l’esponente del Pdl dimentica che la Costituzione a cui si richiama è stata firmata proprio da un politico comunista, Umberto Terracini, che è stato anche presidente dell’assemblea costituente. Difficile inoltre che si possa definire “comunista” un politico come Ivan Scalfarotto che proviene dal settore bancario. Allo stesso modo si rimarrebbe sorpresi nel sapere che nel Pdl ci sono “comunisti” visto che relatore della legge (assieme ad Ivan Scalfarotto) contro l’omofobia è proprio Antonio Leone del Pdl. Inoltre è difficile che picchiare una persona per il proprio orientamento sessuale possa essere considerata “libertà d’opinione”. Bisogna sottolineare che la legge Mancino (all’interno della quale si aggiungerebbe la discriminazione legata all’orientamento sessuale della vittima) non a caso porta il nome di un politico, Nicola Mancino, che non era affatto comunista ma era democristiano: particolare che deve essere sfuggito a Giovanardi che invece parla di “comunisti”.
Giovanardi comunque non è il solo cattolico ad erigersi “paladino della famiglia tradizionale”. Alfredo Mantovano, sempre sull’organo di Comunione e Liberazione, scrive che il Parlamento «si prepara a varare quasi alla unanimità norme al tempo stesso liberticide e ostili alla famiglia: quelle sull’omofobia e quelle sulle unioni di fatto». In effetti c’è da credere che dopo l’approvazione di simili leggi le famiglie tradizionali saranno arrestate ed internate: nella migliore delle ipotesi saranno multate.
Sempre secondo Mantovano, sul giornale dei vescovi italiani Avvenire, «attribuire una specifica tutela penale “all’orientamento sessuale della persona offesa dal reato” significa attribuire all’orientamento omosessuale – che in questo momento lamenta le maggiori “discriminazioni” – non un valore in sé positivo, ma un valore maggiormente positivo rispetto ad altri motivi discriminatori, non previsti in modo altrettanto specifico dall’ordinamento». Forse dimenticando che l’attuale legge Mancino (all’interno della quale verrebbe inserita la fattispecie della discriminazione legata all’orientamento sessuale) già prevede un valore maggiormente positivo per motivi discriminatori basati sulla razza, l’etnia, la nazionalità e – non a caso – la religione.
Comunque il mondo cattolico si sta svegliando ed in aiuto contro questa legge si è formata anche “La Manif pour Tous Italia” ossia il movimento che in Francia si è opposto (senza successo) al matrimonio omosessuale. Ne offre notizia sempre Tempi che pubblica un comunicato del neonato movimento secondo cui questa legge avrà come conseguenza che «se pubblicamente si dichiara che il matrimonio tra persone dello stesso sesso non sia paragonabile a quello tra uomo e donna (sulla proposta di legge giocano sul concetto di “idee fondate sulla superiorità”), questa affermazione possa essere benissimo letta come una discriminazione, se non addirittura un incitamento alla violenza, verso le persone omosessuali, cosa che può portare al carcere fino a quattro anni». Della stessa idea Gian Luigi Gigli di Scelta Civica secondo cui «questa legge, così come è scritta, si presta a poter essere applicata anche contro chi esprime un’opinione contraria al matrimonio omosessuale». Avvenire invece riporta l’opinione dei “Giuristi per la Vita” ed anche per il quotidiano della Cei «ci sono “buone ragioni” per opporsi alla proposta di legge contro l’omofobia» che potrebbe portare all’incriminazione «di tutti coloro che sollecitassero i parlamentari della Repubblica a non introdurre nella legislazione il “matrimonio” gay, o che proponessero di escludere la facoltà di adottare un bambino a coppie omosessuali». Non risulta che in Italia esista il matrimonio (o le unioni civili) per le coppie omosessuali quindi ci vuole un bel po’ di fantasia nel pensare che si possa andare in galera per criticare qualcosa che è attualmente vietato.
Sempre l’organo della Cei in un articolo a firma di Giovanni Grasso esprime tutte le sue preoccupazioni per il disegno di legge che sarà discusso dal Parlamento: «Un altro punto delicato riguarda la discriminazione per “orientamento sessuale” nei posti di lavoro. Va da sé che gli orientamenti sessuali non devono costituire elemento di discriminazione». Nello stesso articolo però si sottolinea che «non si può certo impedire per esempio alle istituzioni religiose, di selezionare, per incarichi di educazione o formazione, persone in linea con le direttive morali dell’istituzione stessa». Questa richiesta – limitata solo alle istituzioni religiose – sembra quasi contraddire il documento del 1992 “Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali” della Congregazione per la dottrina della fede. In questo documento, firmato dall’allora cardinale Ratzinger, si sottolineava che «Vi sono ambiti nei quali non è ingiusta discriminazione tener conto della tendenza sessuale: per esempio, (…) nell’assunzione di insegnanti o allenatori di atletica, e nel servizio militare». Quindi niente insegnanti, militari ed allenatori di atletica omosessuali: nessun problema se sono allenatori di calcio o di altri sport.

Ad ogni modo “La Manif pour Tous Italia” ha organizzato una “veglia” davanti Montecitorio per il 25 luglio per le 19 i cui segni distintivi saranno una «una candela accesa e un bavaglio posto sulla bocca»: fortemente sconsigliabile aggiungere il calore delle candele all’ondata di caldo che porterà Caronte in questi giorni e chiudere l’accesso alle vie respiratorie. Non poteva non dare notizia di questa manifestazione anche Radio Vaticana.
Critica del tutto l’impianto della legge Mancino Eugenia Roccella: «La Mancino è una legge per molti aspetti illiberale, che interviene sulle opinioni, criminalizzandole». Peccato che non risulti che Eugenia Roccella abbia mai chiesto l’abrogazione della legge Mancino che attualmente difende proprio le discriminazioni e le violenze per motivazioni nazionali, etniche, razziali ed – ovviamente – religiose.
Nonostante Eugenia Roccella consideri la legge Mancino illiberale, il relatore della legge Ivan Scalfarotto ricorda che questa legge è stata «più volte vagliata dalle massime magistrature del Paese, che ne hanno escluso tassativamente ogni caratteristica liberticida». Inoltre l’esponente del Pd sottolinea che il disegno di legge che esaminerà il Parlamento colpisce condotte molto specifiche: la propaganda (e non la mera diffusione) di idee fondate sull’odio, la discriminazione, l’istigazione (e non il mero incitamento) alla discriminazione e stabilisce un’aggravante sulla pena per i crimini (percosse, lesioni personali, ecc.) che siano stati commessi per ragioni di odio o discriminazione. Tutte fattispecie di reato previste nel nostro ordinamento dal lontano 1993: tutto il resto – come avrebbe cantato il compianto Califano – è noia (di stampo cattolico ovviamente).

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