Quella strana concezione di libertà.

Il mondo cattolico ha sempre avuto uno strano concetto della censura e della libertà d’informazione pretendendo quasi che la libertà d’opinione debba includere il diritto a non essere criticati, a partecipare a trasmissioni del servizio pubblico radiotelevisivo o a non essere contestati nelle piazze.
Il presidente dei Giuristi per la Vita Gianfranco Amato ritorna sulla Nuova Bussola Quotidiana sulla vicenda che ha visto la stampa cattolica mettere nel mirino il sindaco di Roma Ignazio Marino per aver negato l’uso di una sala comunale ed il patrocinio del comune di Roma ad un convegno intitolato “Ideologia del gender: quali ricadute per la famiglia?” organizzato dall’associazione Famiglia Domani. Amato doveva essere uno dei relatori della conferenza.
Secondo Amato «il gravissimo episodio di intolleranza di Ignazio Marino non può non inquietare le coscienze di coloro che hanno a cuore la libertà di opinione e di credo religioso, così come risulta ancora garantita e tutelata dagli articoli 21 e 19 della nostra Costituzione». Amato (che a volte si cimenta a commentare sentenze straniere) ha proprio a cuore la libertà d’opinione nonostante si sia in passato scagliato contro la «propaganda omosessualista» della Bbc. Resta da capire come la libertà d’opinione sia stata intaccata negando l’uso di una sala comunale e non concedendo il patrocinio del Comune di Roma e cosa c’entri il diritto al credo religioso con una conferenza sul gender: forse è la conferma che simili iniziative si basano più su elementi religiosi che scientifici.
Per il “giurista per la vita” «l’arroganza intollerante del Sindaco della Capitale (…) ha davvero travalicato il livello di guardia delle garanzie liberali nel nostro Paese, arrivando a determinare una vera e propria emergenza democratica» e quindi Marino «con questo atto ha dimostrato di non rappresentare tutti i cittadini romani». In effetti la situazione della democrazia a Roma è arrivata a livelli di emergenza ed ormai si rende necessaria la presenza dei Caschi blu dell’Onu. Inoltre – sebbene il sindaco rappresenti tutti i cittadini – non tutti i cittadini, per forza di cose, si sentiranno rappresentati dal “primo cittadino” di un qualsiasi comune italiano. Non si sentiranno rappresentati da un “sindaco omosessualista” che ha messo i diritti dei gay al centro del suo programma elettorale quei cittadini che vorrebbero emarginare e marginalizzare gli omosessuali così come non si sentivano rappresentati dal sindaco Alemanno che partecipava alla “Marcia per la vita” contro l’aborto (con il patrocinio dell’amministrazione capitolina) quei cittadini che pensano che l’aborto sia un diritto da difendere: nel caso di Alemanno non pare che i vari giuristi cattolici abbiano rimproverato all’allora sindaco di Roma di aver «dimostrato di non rappresentare tutti i cittadini romani».
Si tratterebbe quindi di un «un odioso abuso di potere» per cui è necessario «levare un forte appello a tutte le istituzioni democratiche, alle autorità pubbliche competenti, e a chiunque rivesta responsabilità politiche, affinché intervengano per arrestare la deriva di intolleranza e di discriminazione che continua a colpire inesorabilmente chi non intende adeguarsi alla ideologia omosessualista, e affinché difendano ciò che resta della libertà di opinione nel nostro sciagurato Paese. Prima che sia troppo tardi». Staremo a vedere chi raccoglierà l’appello del giurista Amato.
Non può mancare un rimprovero a quegli «ingenui cattolici che, pur conoscendo le posizioni di Marino in tema di vita, famiglia ed educazione, hanno deciso comunque di votare un “volto nuovo e pulito della politica”». Amato ha proprio ragione: Marino è stato votato anche dai cattolici romani, segno tangibile che tantissimi cattolici romani si riconoscono nel suo pensiero (anche sull’omosessualità). Un elemento che prova ancora di più che gli appelli lanciati da una parte del mondo cattolico a non votare un sindaco dalle posizioni molto chiare su alcuni temi sensibili non è stata ascoltata dagli stessi cattolici. Si vedrà quale effetto avranno gli “appelli” lanciati dall’avvocato Amato.

Un’altra vicenda fa gridare alla “censura” il mondo cattolico: a Rio Saliceto, nel reggiano, era stata allestita una mostra su Rolando Rivi, un seminarista quattordicenne ucciso subito dopo la guerra da criminali di ideologia comunista che avevano in odio il credo religioso dell’adolescente. Proprio a causa di questo efferato delitto, Rolando Rivi è stato di recente beatificato. Nei locali della parrocchia di Rio Saliceto era stata allestita la mostra itinerante “Io sono Gesù” sulla vita del giovane Rivi, una mostra che, come riporta anche Avvenire, era formata da «venti pannelli dal forte impatto visivo».
A questa mostra dovevano partecipare, all’interno dell’ora di religione, i bambini della scuola primaria statale Anna Frank di Rio Saliceto ma i genitori di alcuni di essi si sono opposti alla visita giudicandola offensiva nei confronti della Resistenza. La protesta dei genitori è arrivata anche alla dirigente didattica che ha deciso di sospendere la visita guidata.
Il comitato Amici di Rolando Rivi e l’arcivescovo di Ferrara Luigi Negri hanno così commentato: «È grave e vergognoso che all’interno di una scuola pubblica che dovrebbe garantire, in uno Stato democratico, la libertà e il pluralismo, non sia consentito ai bambini e agli insegnanti, nell’ambito di un’iniziativa legata all’ora di religione, di andare a incontrare la luminosa figura di un Beato contemporaneo, martire bambino, campione dell’amore alla verità e al bene».
Si può concordare o meno con la decisione dei genitori ma in ogni caso non è da rispettarsi la scelta di un padre ed una madre che decidono che un’attività extrascolastica come la visita ad una mostra con immagini dal forte impatto visivo non sia adatta ad un bambino che frequenta la scuola elementare? Non sono proprio i cattolici a ribadire l’importanza della famiglia e la centralità dei genitori nelle scelte che riguardano i loro figli?
Il sospetto è che, per una parte del mondo cattolico, la famiglia sia da mettere al centro della società e le sue scelte debbano essere sempre rispettate ad eccezione che la stessa famiglia non decida di affidare una propria figlia ad una coppia omosessuale o decida di non mandare un proprio bambino ad una mostra ospitata in una parrocchia contenente immagini dal forte impatto visivo.

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2 pensieri su “Quella strana concezione di libertà.

  1. Alfio

    Quanta faziosità… e poca logica. Prima scrivi, a proposito della mostra del beato Rivi, che i genitori si oppongono perchè “infanga la resistenza” (e questo è il vero motivo) e poi suggerisci che il motivo sia per il “forte impatto visivo”, a lasciar intendere che i genitori vogliano preservare i figli da “immagini scioccanti” a dispetto di chi non si preoccupa di questo… vai a vedere la mostra con la “mente aperta” e senza pregiudizi, poi parla o scrivi, magari un po’ più onestamente.
    Saluti

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    1. Cagliostro Autore articolo

      Caro amico Alfio,
      che la mostri “infanghi la Resistenza” è una motivazione messa in bocca ai genitori da parte della stampa cattolica: non mi pare che qualche genitore abbia mai fatto qualche dichiarazione ed i motivi potrebbero essere altri come la presenza di immagini forti come riportato da Avvenire.
      Siccome i processi alle intenzioni non mi sono mai piaciuti rispetto a prescindere la volontà dei genitori che hanno giudicato non-idonea la mostra per i loro figli come rispetto la decisione di quei genitori che invece hanno deciso che fosse adatta per un bambino. Il rispetto dei genitori nelle scelte che riguardano i figli per me è sempre da rispettare (lasciamo perdere casi limite) mentre mi sembra che per il mondo cattolico la decisione di un genitore debba essere rispettata a meno che……
      Se la mostra fosse dalle mie parti andrei a visitarla certamente e magari l’apprezzerei anche ma questo non significa che debba forzare gli altri (soprattutto un genitore) ad assistervi.

      I migliroi saluti

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