Dai “Giuristi per la vita” un ordine del giorno per la famiglia e la libertà (ma solo cattolica).

Avv.-Gianfranco-AmatoI difensori della “famiglia naturale” ora hanno un nuovo “utilissimo” strumento: un ordine del giorno da far votare da ogni consiglio comunale, provinciale o regionale d’Italia. Il documento viene offerto dai Giuristi per la vita presieduti dall’avvocato Gianfranco Amato e – prima che sia approvato da ogni assemblea elettiva d’Italia – viene pubblicato in anteprima dalla Nuova Bussola Quotidiana che titola “Un ordine del giorno per la famiglia e la libertà”.
Gianfranco Amato dei Giuristi per la vita parte dal presupposto del riconoscere «nel matrimonio liberamente contratto tra un uomo ed una donna il fondamento della famiglia quale società naturale contemplata dall’art.29 della Costituzione». Forse ai Giuristi non farebbe male rivedere la sentenza 138/2010 della Corte costituzionale (e qualche sentenza straniera) secondo cui con l’espressione “società naturale” «come si desume dai lavori preparatori dell’Assemblea costituente, si volle sottolineare che la famiglia contemplata dalla norma aveva dei diritti originari e preesistenti allo Stato, che questo doveva riconoscere». Insomma la “società naturale”, così come prevista dai nostri Padri Costituenti, è da intendersi come una società che pre-esiste allo stesso Stato e quindi non trova la sua legittimità nel diritto positivo ma in quello naturale: un’accortezza per mettere al riparo la famiglia dalle ingerenze dello Stato avvenute nel fascismo.

Inoltre – anche alla luce degli ultimi dati Istat – è abbastanza anacronistico pensare che il «matrimonio liberamente contratto tra un uomo ed una donna il fondamento della famiglia» considerato che ormai un bambino su quattro ha genitori non sposati.

Secondo Amato le amministrazioni locali italiane dovrebbero riconoscere che «famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna rappresenta (…) l’unico adeguato ambito sociale in cui possono essere accolti i minori in difficoltà, anche attraverso gli istituti dell’affidamento e dell’adozione». Un peccato proprio che la Corte di Cassazione abbia una diversa opinione e la competenza degli affidamenti e delle adozioni non sia proprio di competenza di un Consiglio comunale, provinciale o regionale.

Il “giurista per la vita” è chiaro nello scrivere che «la famiglia ha diritto a non essere contraddetta e danneggiata nel suo compito educativo da un’azione suggestiva ed erosiva dei mezzi di comunicazione, ed ha il diritto ad essere adeguatamente protetta, specialmente per quanto riguarda i suoi membri più giovani, dagli effetti negativi e dagli abusi dei mass media». A tal proposito c’è da domandarsi come un Consiglio comunale potrebbe “proteggere” i più giovani dagli “abusi” dei mass media, quali misure adottare e contro chi o cosa. In ogni caso risulta un po’ ironico che Amato – strenuo difensore della libertà d’opinione – punti ora l’indice contro i mezzi di comunicazione così come aveva fatto contro la “propaganda omosessualista” della Bbc. Sembra quasi una difesa della libertà d’opinione ma solo se in chiave “anti-gay” ed il giurista cattolico già in passato aveva messo in guardia che «sostenere che l’omosessualità rappresenti una grave depravazione morale, impedisca la salvezza eterna, si configuri come un comportamento contro natura, rappresenta, nei Paesi in cui vige la legislazione antiomofoba, una vera e propria forma di incitamento all’odio». Ma come sono illiberali in quei Paesi a pensare che simili affermazioni siano un incitamento all’odio.

Per restare in ambito “mass-mediatico” anche l’ex parlamentare del Pdl Alfredo Mantovano denuncia con vigore la «forza della lobby gay»: forza che è evidente nel «leggere gli articoli di cronaca comparsi sulle più importanti testate giornalistiche italiane, o ascoltare i servizi dei Tg, e constatare il vero e proprio tifo da stadio a sostegno delle nuove norme, possibilmente nella versione più hard». Forse è il caso di tornare alle “veline” del fascista Minculpop con buona pace della tanta sbandierata libertà di pensiero e d’informazione.

L’ordine del giorno proposto dai Giuristi per la vita si conclude puntando l’attenzione sul diritto che hanno i genitori «di educare i propri figli in conformità alle loro convinzioni morali e religiose». Amato ha ragione e la famiglia è da mettersi sempre al centro della società e le sue scelte devono essere sempre rispettate: anche nel caso in cui la stessa famiglia decida di affidare una propria figlia ad una coppia omosessuale o decida di non mandare un proprio bambino ad una mostra ospitata in una parrocchia contenente immagini dal forte impatto visivo.

Come ci informa sempre la Nuova Bussola Quotidiana – tra gli 8.092 comuni italiani – sono ben due (Carpenedolo, 13mila abitanti in provincia di Brescia e Seriate, 25mila in provincia di Bergamo) che hanno considerato una mozione (respinta a Carpenedolo) per la libertà d’espressione contro il disegno di legge a repressione dei reati a sfondo omofobico.

L’iniziativa dei Giuristi per la vita comincia ad essere apprezzata all’interno del mondo cattolico ed Amato viene addirittura intervistato da Radio Vaticana: «Il dato interessante è che siamo stati contattati da diversi consiglieri comunali, ma devo dire anche da qualche Consiglio regionale. Se dal basso le istituzioni cominciano a pronunciarsi, quanto meno possiamo contare su una possibilità di arginare una deriva a livello normativo nazionale».
Staremo a vedere quanti consigli comunali, provinciali o regionali prenderanno in esame l’ordine del giorno Amato che così conclude: «Tutta la prima parte dell’ordine del giorno si traduce in un semplice ribadire concetti, che appartengono alla cultura profonda del popolo italiano». Forse Amato non conosce bene il popolo italiano: dagli ultimi sondaggi cresce il consenso nei confronti del matrimonio per le coppie dello stesso sesso e per la maggior parte degli italiani le coppie omosessuali devono avere gli stessi diritti di quelle sposate, secondo Eurispes otto italiani su dieci non hanno comportamenti diversi nei confronti degli omosessuali ed in base al Pew Research Center per tre italiani su quattro l’omosessualità deve essere accettata dalla società.

Si può ovviamente apprezzare che ci siano “Giuristi per la vita” e “tanti” consigli comunali pronti a difendere la “libertà d’espressione” a meno che questa libertà d’espressione non abbia qualche richiamo alle coppie dello stesso sesso. «A Bologna l’aria fresca del gender vogliono farla respirare a tutti, anche alle famiglie. Il Teatro Testoni Ragazzi, famoso teatro cittadino dedicato ai bambini, il prossimo 29 ottobre offre lo spettacolo “La bella Rosaspina addormentata”, prima tappa del Progetto “Teatro Arcobaleno: Infanzia, Teatro ed Educazione alle Differenze”, promosso da Gender Bender, La Baracca-Testoni Ragazzi, ERT-Emilia Romagna Teatro»: così scrive Lorenzo Bertocchi sulla Nuova Bussola Quotidiana secondo cui «cresce il clima favorevole per la teoria del gender oramai proposta con nonchalance a famiglie e bambini». Insomma la libertà educativa dei genitori e quella d’espressione dev’essere sempre rispettata ad eccezione che qualche bella “famiglia naturale” (magari un po’ “omosessualista”) decida di andare con i propri figli a qualche spettacolo “gay-friendly”.

Per una parte del mondo cattolico il “problema” è principalmente culturale e – a proposito della recente discussione della legge contro l’omofobia – lo sottolinea nuovamente Alfredo Mantovano: «L’ideologia del gender si è così sottilmente imposta come egemone sul piano culturale da condizionare perfino le scelte politiche di parlamentari, il cui profilo è pure culturalmente e professionalmente così elevato?». Eh sì, sono stati proprio “ipnotizzati” dall’ideologia del gender questi parlamentari italiani.

Si potrebbe quasi ripristinare l’ Index librorum prohibitorum (l’Indice dei libri proibiti) della Chiesa cattolica ma – in assenza – ci pensa Tempi a denunciare il “pericolo” di alcuni libri per bambini che raccontano l’omosessualità.

Per il mondo cattolico esiste solo ed esclusivamente una regola: la libertà educativa dei genitori e quella d’opinione sono diritti inalienabili di ogni individuo a meno che non siano “libertà omosessualiste”.

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