Omosessuali perseguitati in Africa? Colpa dell’Occidente e dei suoi attivisti per i diritti civili.

«Uganda choc: “Ergastolo per i gay”»: questo il titolo di Avvenire, giornale dei vescovi italiani, riguardo la legge approvata nel Paese africano che «punisce con l’ergastolo chiunque commetta degli atti di “omosessualità aggravata” e può consentire di imprigionare chi “promuove l’omosessualità”».
Sembrerebbe che i vescovi italiani siano “choccati” per la legge approvata in Uganda ed anche su Tempi.it (l’organo di Comunione e liberazione) si sottolinea che è solo la Chiesa ad opporsi alla legge contro gli omosessuali dimenticando che tale provvedimento è passato nel silenzio della stessa Chiesa cattolica e con l’appoggio di alcuni suoi esponenti per applicare lo stesso magistero per quanto riguarda l’omosessualità.
Una posizione certamente incoerente quella della Santa Sede e solamente blog “ultracattolici” possono trovare coerenza nella posizione della Chiesa nella difesa degli omosessuali nonostante il suo stesso magistero richiama gli Stati «alla necessità di contenere il fenomeno entro limiti che non mettano in pericolo il tessuto della moralità pubblica e, soprattutto, che non espongano le giovani generazioni ad una concezione erronea della sessualità e del matrimonio».

Non è certamente felice la situazione degli omosessuali anche in Nigeria dove chi contrae matrimonio o unione civile omosessuale viene punito con 14 anni di carcere e 10 in caso renda pubblica la propria relazione omosessuale.
Nonostante la Chiesa si dica contro ogni discriminazione (anche verso gli omosessuali) monsignor Ignatius Kaigama, arcivescovo di Jos e presidente della Conferenza episcopale nigeriana, come riporta Tempi, sembra più preoccupato della diffusione della pillola del giorno dopo che del carcere per gli omosessuali. Per quanto riguarda il nuovo testo approvato è a dir poco contraddittorio: «Noi diciamo categoricamente che non odiamo e non condanniamo le persone omosessuali: sono esseri umani proprio come tutti gli altri, per questo li rispettiamo, li sosteniamo e se i loro diritti vengono violati, la Chiesa cattolica è lì a difenderli. Però bisogna anche dire che i rapporti omosessuali sono contro natura, adulterano le nostre tradizioni morali e contraddicono totalmente tutto ciò che noi difendiamo: non sono infatti nel carattere e nella tradizione del nostro popolo. Potenti organizzazioni che ricattano il governo vorrebbero che approvassimo i matrimoni gay ma se anche fosse vero che ci sono isolate tendenze omosessuali in Africa, bisogna dire che queste sono deviazioni. In Africa noi rispettiamo la dignità del matrimonio tra uomo e donna, e non tra uomo e uomo o donna e donna. Questi sono sempre stati i nostri valori, è un fatto, e non dobbiamo cedere a quelli dell’Occidente solo perché ha soldi da spendere». Sebbena l’arcivescovo Kaigama affermi che non si deve «cedere all’Occidente solo perché ha soldi da spendere» non sembra che abbia alzato mai la voce contro quelle aziende occidentali di estrazioni di risorse naturali (che ovviamente di soldi da spendere ne hanno tanti) che pur inquinano la Nigeria: forse perché alcune di queste – come l’Eni – sponsorizzano tanti eventi legati al Vaticano? A pensare male si fa “peccato” ma alle volte si indovina. In ogni caso l’importante comunque è che l’occidente non difenda gli omosessuali o imponga la pillola del giorno dopo: pazienza se alcune aziende occidentali avvelenano l’acqua ed inquinano i terreni. D’altronde per i cattolici l’importante è “difendere la vita”.
Resta comunque un “mistero della fede” capire come la Chiesa voglia difendere gli omosessuali se poi considera i loro rapporti come “deviazioni contro natura” andando ad “adulterare” le tradizioni morali del popolo nigeriano. Ed è strano che un vescovo nigeriano affermi che non si deve «cedere all’Occidente» quando lo stesso cattolicesimo è stato importato in Africa dall’Occidente.

Sempre su Tempi più bizzarro il pensiero di Rodolfo Casadei che in merito ad un editoriale del Boston Globe sulla nuova legge contro i gay secondo cui «il presidente Goodluck Jonathan non poteva non sapere di essere dalla parte sbagliata della storia, quando all’inizio di gennaio ha deciso di firmare una dura legge anti-gay» risponde che «A Boston sono sicuri di sapere dove va la storia, cioè verso matrimoni fra persone dello stesso sesso e verso lo sganciamento della procreazione dall’atto sessuale. E non riescono a farsi una ragione del fatto che gli africani si muovano nella direzione opposta: anziché diventare tolleranti in materia di omosessualità, diventano rigidi». Quindi molto meglio essere “rigidi” ed incarcerare i gay piuttosto che essere “tolleranti” ed ammettere il matrimonio per le coppie dello stesso sesso.
Lampante la spiegazione che Casadei offre del perché gli Stati africani stiano varando delle leggi contro i gay: «Provate a immaginare come possono reagire gli africani di fronte alla prospettiva della legittimazione, attraverso il matrimonio fra persone dello stesso sesso, di pratiche sessuali intrinsecamente infeconde; e alla prospettiva che la procreazione, quando ha luogo in quei matrimoni, avvenga tramite la fecondazione eterologa, dove a trasmettersi non è il flusso vitale al quale il membro di una tribù appartiene dall’eternità, ma quello dello sconosciuto donatore di seme. Gli africani non diventano più tolleranti ma purtroppo più intransigenti nei confronti dell’omosessualità perché le nuove legislazioni occidentali mettono in discussione le basi stesse della loro visione del mondo e dell’uomo. Non è difficile da capire». Insomma sarebbe colpa di chi in Occidente è a favore dei diritti degli omosessuali e quasi quasi farebbe bene la Chiesa a predicare la discriminazione dei gay per non “urtare” la suscettibilità degli Africani.

Non si discosta di molto il pensiero di Anna Bono sul sito cattolico di informazione La Nuova Bussola Quotidiana che, a proposito delle sospensioni di aiuti economici all’Uganda da parte di alcuni Paesi occidentali, ricorda che «pur in contesti mutati, il dovere sociale di procreare resta vivo oggi in Africa e con esso il desiderio di diventare genitori». Continua Anna Bono: «Forse non più tutti considerano la sterilità la peggiore delle disgrazie per una donna e i malefici per procurarla e l’aborto colpe gravi che gli antenati fondatori non mancano di punire, ma per gli africani ciò che impedisce volontariamente la procreazione resta inaccettabile ed è incomprensibile, estraneo chi rifiuta di diventare genitore». Eh sì, le nazioni occidentali dovrebbero proprio sforzarsi di capire la cultura ugandese. In effetti è lampante il titolo usato dalla Nuova Bussola Quotidana: “Africa, contro l’omosessualità per amore della vita” come se chi fosse a favore dell’omosessualità ami la morte. Ed ironia della sorte quella ugandese è una legge “per amore della vita” ma che in un primo momento prevedeva la pena di morte per i gay: amore della vita tranne che non sia la vita di qualche omosessuale.

Simile l’opinione dell’ex deputato dell’Udc Luca Volonté che sul Sussidiario.net titola “La Nigeria dice no al ‘colonialismo’ gay-lesbo dell’Europa”: «L’unione Europea, una vasta gamma di organizzazioni internazionali e le Nazioni Unite hanno tentato di costringere la comunità internazionale a prendere misure drastiche al fine di imporre l’agenda omosessuale in Nigeria e altri paesi africani che hanno resistito alla spinta di “normalizzare” il comportamento omosessuale». Insomma sarebbero dei colonialisti che tentano di imporre l’agenda omosessuale in Africa coloro che magari non chiedono il diritto degli omosessuali di sposarsi ma almeno di non finire in carcere.
Il politico cattolico continua: «Appare vieppiù chiaro che l’Unione europea continuerà a tentare di forzare le nazioni africane ad adottare la sua agenda omosessuale con ogni strumento a sua disposizione, comprese sanzioni economicamente pesanti, ma deve stare molto attenta. Infatti, le compagnie europee di estrazioni di risorse naturali presenti in Nigeria sono tantissime e queste ultime potrebbero subire ritorsioni sui loro contratti ben più consistenti». Stranamente il pensiero va all’Eni, attiva da tempo in Nigeria ed inserzionista unico dell’Osservatore Romano, organo ufficiale della Santa Sede, oltre ad essere tra gli sponsor ufficiali del VII Incontro mondiale delle famiglie tenutosi nel 2012 davanti a Benedetto XVI. D’altronde cosa volete che sia qualche omosessuale incarcerato davanti a qualche affare per qualche azienda italiana: pecunia non olet soprattutto se si tratta di denaro “benedetto”.

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