Adozione a coppia di lesbiche: Avvenire e quei “problemi morali rilevanti”.

Non poteva di certo mancare la reazione della Chiesa cattolica davanti alla sentenza del tribunale per i minorenni di Roma che ha deciso l’adozione di una bimba di cinque anni ad una coppia di due donne conviventi da circa dieci anni e regolarmente sposata all’estero. La bambina è stata concepita, grazie alla fecondazione eterologa, da una delle mamme (che quindi risultava madre legale a tutti gli effetti): la decisione del Tribunale di Roma ha esteso l’adozione anche all’altra donna che – sin dalla nascita – si è occupata allo stesso modo della minore.
“Sentenza choc”: questa è la litania del clero italiano davanti a questa decisione.
Non sembra proprio essere corrispondente alla tanto decantata apertura di papa Francesco il commento del giornale dei vescovi italiani Avvenire: «Volevano andare oltre il loro amore lesbico. In sfregio alle leggi, e al normale buon senso, hanno preteso di “sposarsi”, acquisendo in qualche Paese facile un pezzo di carta che in Italia non vale nulla. Sono poi tornate all’estero per pagarsi ciò che la legge nel nostro Paese, e la natura, non avrebbero consentito: la vita di un bambino. Non importava quale delle due dovesse partorirlo, era indifferente al punto che hanno scelto sulla base del corpo più giovane». Sembrano così lontane le parole di papa Francesco: «Chi sono io per giudicare un gay?».

La posizione dei preti italiani è condivisa da altre autorità ovviamente “super partes” come quella del vice-presidente dei Giuristi cattolici, Giancarlo Cerrelli che, da quanto afferma, sembra ben conoscere quale sia il “bene” della bambina: «È del tutto evidente che ci troviamo di fronte a una sentenza ideologica, che vuole scavalcare il Parlamento e che, soprattutto, non guarda al bene della bambina». Evidentemente Cerrelli conosce così bene la bambina e la realtà familiare in cui è cresciuta da poter smentire la psicologa e l’assistente sociale che – come risulta nella sentenza – hanno dichiarato che «dall’incontro con le due mamme non sono emersi elementi che possano indurre a ritenere l’esistenza di un qualsivoglia disagio o disturbo della bambina causato, in ipotesi, dalla sua realtà familiare».

E se interviene il vicepresidente dell’Ugci (Unione giuristi cattolici italiani), non poteva rimanere silente il suo presidente, Francesco D’Agostino: «Solo il popolo, attraverso i suoi rappresentanti, può decidere in merito. Se il Parlamento approva una legge ingiusta, perlomeno si può richiedere un referendum per abrogarla, mentre in questo caso il popolo non può fare nulla: siamo all’antitesi della democrazia». Forse sarebbe bastato leggere la sentenza per capire che i giudici hanno agito in base ad una legge votata dal parlamento, la legge n. 184/1983, che consente, in casi particolari, l’adozione da parte di singoli o coppie non sposate.

Anche monsignor Mauro Cozzoli, ordinario di Teologia Morale nella Pontificia Università Lateranense sembra ben conoscere quale siano i diritti della bambina: «È leso in questo modo il diritto della bambina a nascere da un padre biologico, che si assume e adempie la responsabilità educativa e affettiva. Ruolo questo fondamentale e irrinunciabile nello sviluppo dei bambini, come la psicologia dell’età evolutiva mette assai bene in evidenza». Il monsignor quindi non è solo esperto di teologia ma anche di psicologia evolutiva e quindi va a smentire quelle che, come riporta sempre la sentenza, sono «le valutazioni estremamente positive che la psicologa, l’assistente sociale hanno riportato sulla stato di salute fisica e psicologica della (minore, ndr), che è apparsa a tutti serena, unita da un profondo legame affettivo alle due madri, e assolutamente ben inserita nell’ambiente scolastico e familiare che la circonda». Ma d’altra parte a monsignor Cozzoli non serve conoscere la realtà specifica per sapere che sia stato leso il «diritto della bambina a nascere da un padre biologico»: d’altronde lui, a differenza di altri, è un “monsignore”. Avvenire – con il richiamo di monsignor Mauro Cozzoli alla psicologia dell’età evolutiva – sembra quasi ricascare nell’errore di quando aveva definito come “disturbati” i figli dei gay: parole che la comunità scientifiche sono solo “bullshit”.
Continua il monsignore: «L’adozione di una bambina da parte di una coppia lesbica, con sentenza del Tribunale per i minorenni di Roma costituisce una prima volta in Italia che solleva problemi morali rilevanti». In effetti perché sollevare “problemi morali rilevanti” garantendo alla bambina di avere un’altra figura genitoriale che possa essere responsabile della sua crescita anche (ma non solo) nella malaugurata ipotesi che la madre che l’ha concepita dovesse venire meno? Meglio non preoccuparsi di quale possa essere il futuro della bimba onde non sollevare “problemi morali rilevanti”: in altre parole meglio mettere la testa sotto la sabbia e fare gli struzzi.

Sempre sulle pagine di Avvenire è possibile leggere il laico ed illuminante intervento di monsignor Bruno Fabio Pighin, ordinario di diritto canonico alla Facoltà Pio X di Venezia e docente di bioetica teologica nel Seminario in Pordenone: «La soluzione disposta è subdola perché la minore in realtà è “figlia del desiderio”, a prescindere dai suoi diritti, e figura come oggetto di appagamento degli interessi delle due donne, scardinando così le basi essenziali del matrimonio e della famiglia». Un “desiderio di maternità” come “appagamento degli interessi delle donne”, come sottolinea monsignor Pighin, che evidentemente appartiene solo alle coppie omosessuali visto che a quelle eterosessuali i figli sono portati “a sorpresa” dalla cicogna.
Insomma sembra quasi che il clero italiano voglia richiedere l’ennesimo miracolo: vogliono che all’improvviso non esistano più le tante famiglie omosessuali con figli. Vogliono che le loro preghiere possano richiedere un intervento divino e cancellare – come appunto per miracolo – queste realtà che chiedono solamente di avere tutela e protezione. Un miracolo, usando le parole di monsignor Mauro Cozzoli, per non sollevare “problemi morali rilevanti”: forse rilevanti per la Chiesa ma non per i comuni cittadini.
Oppure – molto più semplicemente – si potrebbe creare una polizia “ad hoc”, quasi un tipo di milizia che imponga ad una madre convivente con un’altra donna (anche se regolarmente sposati come in questo caso) di abbandonare immediatamente la partner: meglio l’immagine di una bimba solo con la mamma piuttosto che con due mamme. Oppure, in maniera più drastica, si potrebbe togliere ogni bambino alle coppie omosessuali per darle alle “sane famiglie tradizionali”: perché quella bambina definita dalle operatrici sociali come «vivace, intelligente e carina» considerava come sue mamme entrambe le donne. E questa è una realtà che non può essere modificata da nessuna sentenza e da nessun anatema clericale.

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